martedì 3 dicembre 2019

Nel tempo del silenzio - in memoria

Lieve la sospensione in questo raggio
di sole, fioca lampada

all’inerzia del giorno. Nel silenzio
l’impalpabile immagine

d’un ricordo invisibile. Nell’anima
qualche sorriso indugia

ancora. È il vuoto intorno. Un cielo concavo
su quest’ultimo abbraccio

che non ci lascia. Tutto tace. Un attimo
d’attesa. Il nulla. Adagio

corre la vita. Un punto a volte l’essere.
In alto un oro pallido.

Casalecchio di Reno (Bologna), 3 dicembre 2019
Accade così, in un giorno di fine autunno, quando tutto attende nel silenzio il rifiorire di una vita nuova. Il sole pallido scruta l’inerzia delle cose. E un amico ci lascia, senza dire una parola, senza un saluto, se non il suo sorriso lieto. In questa letizia si è giocata tutta la sua vita, protesa a quel sole limpido, a quella lampada che illumina i passi, anche quando la via sembra incerta. Per noi che restiamo solo un senso di vuoto di freddo, quasi fosse arrivato in anticipo l’inverno. ci troviamo sulla soglia: al di là non ci è consentito vedere, ma solo sperare. Ed è una speranza certa, questa, fondata sulla roccia. Sembra il nulla intorno, ma è solo quella solitudine in cui si fa voce la parola che ci prende per mano. Siamo in un’attesa che si fa sguardo oltre le nuvole, di un cielo che è immagine di una realtà ultrasensibile. Qualcuno veglia su di noi, anche quando non ce ne accorgiamo o non vogliamo accorgercene. Ecco allora che il dolore è temperato dal rendimento di grazie non solo per ciò che siamo, ma soprattutto per ciò che saremo. Il nostro umano vivere è solo prefigurazione della vita vera per cui siamo stati creati e siamo. Anche questo è avvento, tempo di preghiera, tempo del silenzio 
Copyright testi (C) Federico Cinti 2019   
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domenica 1 dicembre 2019

Nella prima domenica di Avvento - Anno A - (Letture: Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44)




Nel tempo che s’approssima, nell’ora
che non sappiamo, quando tutto pare
andare per il meglio, proprio allora
il Salvatore è pronto a ritornare.

La notte attende trepida l’aurora:
è il momento più giusto per vegliare.
Una salda speranza ci rincuora
nella fede che l’anima fa amare.

Breve s’è fatto il tempo. Se il padrone
sapesse quando il ladro entra furtivo
in casa, eviterebbe l’effrazione.

Gesù è con noi. È il Figlio del Dio vivo,
la luce della nostra redenzione:
ogni cristiano è in lui figlio adottivo.

Casalecchio di Reno (Bologna), 1 dicembre 2019
Se il Signore non dovesse tornare, inutilmente celebreremmo il tempo d’avvento. Gesù ha promesso che tornerà, quando il Padre ha stabilito, senza che noi dobbiamo preoccuparci di questo. Gli uomini vivono sempre gli ultimi tempi, quelli della storia: in tal senso la venuta è davvero prossima. Il Signore deve venire e il nostro atteggiamento è come quello di Maria, figura per eccellenza dell’avvento, che ha atteso la nascita di suo Figlio, del Figlio dell’altissimo. Questa deve essere la nostra disposizione d’animo, senza ansia, ma pronti ad accogliere l’arrivo imminente. L’immagine evangelica è quella di chi attende tutta la notte l’aurora, la luce che rischiara, come le sentinelle della città. Anche noi dobbiamo essere armati della preghiera e della costanza. L’azione del Redentore sarà inaspettata, come quella del ladro. Se siamo impreparati, il danno sarà irreparabile, in modo simile a chi viveva al tempo di Noè come se Dio non esistesse. L’uomo può anche fingere che Dio non esista, può anche pensare di essere il padrone del creato e assurgere a conoscitore del bene e del male, ma la verità non cambia. Il Signore tornerà per tutti, per i buoni e per i cattivi, come la pioggia che non risparmia gli uni e gli altri. Gesù ci attende nella nostra vita, nell’incontro con i poveri e coloro che lo testimoniano. Il Signore non si nega ogni giorno. e così, alla fine della nostra vita, ci attende il primo incontro, come prima soglia di quella che sarà la sorte futura di tutti gli uomini. E poi tornerà alla fine dei tempi, ai novissimi, per dare compimento al suo regno di giustizia. Con questa certezza ci si prepara a vivere l’avvento, l’inizio di questo nuovo anno liturgico. 
Copyright testi (C) Federico Cinti 2019   
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domenica 24 novembre 2019

Nella Solennità di Cristo Re dell'Universo - Trentaquattresima domenica del tempo ordinario - Anno C - ( Letture: 2 Sam 5, 1-3; Sal 121; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43)


Sulla croce il Signore è intronizzato.
Tutto è compiuto. I tanti testimoni
vedono che Gesù è stato innalzato
a gloria di Dio in mezzo a due ladroni.

Così salva se stesso chi ha salvato
gli altri da tutti i dubbi, dai demoni
e dalla morte. Cristo si è incarnato
per salvare i cattivi con i buoni.

Un ladrone rimprovera il Signore
di quella sorte che egli ha condiviso
assieme a lui, ma gli ha indurito il cuore.

L'altro chiede pietà. Con un sorriso
gli risponde Gesù pieno d'amore:
«Oggi sarai con me nel Paradiso».

Casalecchio di Reno (Bologna), 24 novembre 2019

Sul Calvario Gesù è messo in croce tra due malfattori, anonimi, ma profondamente diversi tra loro. L’uno rimprovera il Re dell’universo perché non salva se stesso e coloro che sono crocifissi con lui. È il simbolo di quell’umanità che fa fatica a riconoscere nella verità della croce la via della salvezza. Il secondo malfattore capisce, dopo una vita trascorsa nel latrocinio, di essere di fronte al Signore e trova in quello stato la salvezza e la redenzione. Gesù compie un altro miracolo in quell’umanità che, proprio nel dolore, nelle difficoltà, nell’abisso del proprio animo, ritrova la luce. Cristo è luce del mondo, è il buon Pastore che guida il suo gregge dalle tenebre alla luce. Ecco perché sulla croce, sul patibolo più tremendo, Cristo viene intronizzato come Re dell’universo, Rex universorum, di tutte le cose nei cieli, sulla terra e sotto terra. Ogni cosa si piega davanti a lui, perché non ha tenuto la sua uguaglianza con Dio Padre come se fosse una rapina, un tesoro geloso, ma come un dono da condividere con tutti gli uomini. Questa è la regalità vera. Nulla è perduto nella morte, ma tutto è guadagnato col sacrificio che altro non è se un passaggio, un transito dalla realtà imperfetta del mondo alla realtà perfetta di Dio. Così è giusto che venga dedicata una domenica dell’anno liturgico alla regalità di Cristo: Pio XI l’aveva fissata all’ultima domenica di ottobre, la riforma postconciliare l’ha posta come ultima domenica, perché sempre fosse fisso nel cuore di tutti che non vi è altra via se non questa per raggiungere la perfezione: l’accettazione della propria condizione umana, qualsiasi essa sia. È la croce che dalla terra innalza al cielo, che allarga le sue braccia fino ai confini dell’universo. Tutto il resto è vana chiacchiera. Cristo non è morto invano: Cristo regna come primogenito dei morti, come agnello immolato, come Figlio di Dio e fratello degli uomini.
Copyright testi (C) Federico Cinti 2019  
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