venerdì 8 dicembre 2017

Annunciazione

Un bagliore in un alito di vento,
poi il saluto: «Rallegrati, Maria,
circonfusa di grazia, ogni momento
con te è il Signore Dio, che qui mi invia,

sei tu la benedetta in quest’evento
tra le donne». Ma lei non sa che sia
quel saluto, ne prova turbamento,
e l’angelo: «concepirai il Messia».

«Come avverrà?», fa lei, «Non ho marito».
«È possibile», l’angelo, «al Signore
Quello che non è all’uomo consentito».

«Ecco, servirò Dio con tutto il cuore»,
sussurra, «sia di me ciò che ho sentito»,
e vola via col vento quel bagliore.




Casalecchio di Reno (Bologna), 8 dicembre 2017


La grandezza della festa odierna, che celebra l'immacolata concezione di Maria, è a dir poco commovente e sta tutta nel racconto del vangelo di Luca (Lc 1, 26‑38). Maria è il primo e vivente tabernacolo... oggi celebriamo l'inizio della salvezza. In Maria la parola di Dio si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi.

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Immagine: L'Annunciazione di Murillo, 1655-1660, Museo dell'Hermitage, San Pietroburgo

giovedì 7 dicembre 2017

Oggi è il giorno di Saffo, finalmente!

fr. 34

Gli astri che attorniano la bella luna
ancora celano il lucente aspetto,
quando risplende nel suo colmo piena

[sopra] la terra

Da Saffo, Poesie, frammenti e testimonianze, introduzione, nuova traduzione e commento a cura di C. Neri e F. Cinti, Rusconi, Rimini 2017.





Finalmente, è proprio il caso di dirlo, è uscita la mia traduzione di Saffo. Erano anni che ci lavoravo: già dal liceo, quando frequentavo il Minghetti, avevo abbozzato le prime versioni. Ne ero molto soddisfatto: le facevo leggere ai compagni, ai professori, agli amici. Poi all’università, quando ho avuto più strumenti, è cominciato un periodo di lunga e travagliata revisione, finché ebbi la possibilità di pubblicarla per i tipi della Rusconi in un volume in cui l’amico Camillo Neri, grecista di fama dell’ateneo bolognese, curava gli apparati e le testimonianze. Facemmo quindi la consegna del manoscritto, speranzosi dell’imminente nascita del nostro lavoro. E invece passarono ancora molti anni: il testo di Saffo si arricchiva ogni tanto di nuove scoperte papirologiche e nel frattempo io affinavo sempre più le mie abilità. Insomma, oggi mi hanno consegnato le prime copie del volume e la soddisfazione è stata enorme, fin quasi alla commozione. Tra i numerosi frammenti voglio proporre, tuttavia, quello che più mi resta impresso, che ho anche tradotto in bolognese (prima o poi, se è il caso, proverò addirittura a recitarlo): la bellezza dell’amata rispetto a quella delle altre donne è, forse, simile a quella della luna rispetto a quella delle stelle per lucentezza e splendore...

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Mi presento... con lettura


Mi chiamo Federico. Professione 
poeta. Guardo il mondo con un cuore 
di bambino. Assecondo ogni emozione 
percepita col fragile stupore 

di chi riscopre sempre cose buone 
intorno a sé, nel labile colore 
di gesti quotidiani, di persone 
semplici, mentre fuggono le ore 

come sabbia minuta tra le dita 
del tempo. È molto strana la mia musa, 
questa compagna insolita di vita, 

che curo, come è giusto, come si usa, 
mi pare, che m’illumina infinita 
più di una luce soavemente effusa.

Casalecchio di Reno (Bologna), 18 novembre 2017

Ascolta la poesia
Lettura di Leonardo Ventura

Qualcuno mi ha chiesto se, sui documenti, ho fatto scrivere che di professione faccio il poeta... beh, non ci avevo pensato, ma mi pare una bella idea. Del resto, la poesia va vissuta, giorno per giorno, ora per ora, e va eseguita, come uno spartito musicale. Per questo ho chiesto a Leonardo Ventura, in arte Leo ventura, di leggermi ogni tanto qualche cosa... già, chi sia Leo sarebbe una lunga storia. Ci siamo incontrati per caso a scuola, nel senso che era mio studente. Poi, dopo la maturità, ci si è persi un po' di vista, finché non è ritornato per dirmi che aveva capito che la sua strada era recitare. E secondo me è vero: ha una voce molto calda, profonda, e un à plomb davvero invidiabile. abbiamo fatto anche una lettura dantesca, che abbiamo intitolato "Due pazzi all'Inferno": non mi sono mai divertito tanto. Perché? Beh, eravamo come un duo comico: Feffo e Lello. Ogni tanto, quindi, mi faccio leggere qualche cosa, perché adesso ci si è ripersi ancora di vista... ma io non dispero!



Copyright (C) Federico Cinti 2017
Foto: Federico e Leonardo, foto di Federico Cinti

mercoledì 6 dicembre 2017

In memoria di... (2014)

Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, 
Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra

Aveste la mia età: fummo seduti
come compagni nella stessa scuola
e sugli stessi banchi, adesso muti,
senza più voce, senza più parola;

avreste la mia età, vi ho conosciuti
nel tempo in cui la vita ci consola
sempre di una speranza, e vi ho perduti
come una foglia fragile che vola

tra i brividi di vento, tra il grigiore
di un ordigno di tenebra e di guerra
di gente senza pace e senza onore

che oggi, come allora, strappa e afferra
in un sistema iniquo il più bel fiore
che continua a fiorire sulla terra.

Casalecchio di Reno (Bologna), 6 dicembre 2014



Un brivido ancora mi scuote al pensiero di quel giorno, di quel 6 dicembre. Casalecchio e i casalecchiesi non sono più stati gli stessi da allora. Ricordare e testimoniare nel riserbo del proprio cuore: mi sento chiamato a quest'obbligo come custode della memoria di chi è stato mio compagno di scuola e di vita... oggi avremmo la stessa età.

Copyright (C) Bologna 2017

In memoria di... (2016)

Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, 
Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra

Anch'io ho la vostra età, non l'ho scordato:
solo chi è schiavo può dimenticare
il tempo inesorabile, passato
senza che nulla mai si voglia fare.

Io sarei come voi, non ho scordato
quello che non doveva capitare:
in questo giorno il compito più ingrato
per chi rimane è certo ricordare,

è mantenere desta una memoria
senza più voce, senza più colore
nel presente sbiadito della storia,

è vincere l'inerzia del grigiore
mai depurata da ogni vile scoria
di una gretta ragione senza cuore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 6 dicembre 2016



Silenzio: oggi mi sento chiamato a questo. La giustizia degli uomini tace davanti alla tragedia immane che ha colpito ragazzi e famiglie per sempre. Silenzio a Casalecchio in questo giorno grigio di fine autunno...

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Foto: I resti dell'aereo all'interno dell'istituto, autore sconosciuto, fonte: Wikipedia

In memoria di...

Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra

E noi qui, condannati a ricordare
sull’orlo dell’abisso il dissennato
volo della follia, dove non fare
altro se non compiangere il passato

che non passerà mai, testimoniare
il muto urlo, il silenzio inascoltato
di chi continua ancora oggi a portare
i segni su di sé di ciò che è stato,

e noi qui, lungo il limite, in attesa
che il cuore umano cambi, si redima
dalla propria viltà, da quella offesa

che lo strugge, lo macera, lo lima
senza che possa giungere alla resa,
perché non sia più nulla come prima.

Casalecchio di Reno (Bologna), 6 dicembre 2017

Ascolta la poesia
Lettura di Leonardo Ventura



Indelebile nella mia memoria quel giovedì 6 dicembre 1990, una mattina in cui non si sapeva nulla, ma che mostrava i segni che qualche cosa di molto grave era successo. Tornavo a casa dal Minghetti e un traffico eccezionale per l'ora e il giorno affollava le strade non solo di Bologna, ma anche e soprattutto di Casalecchio. Poi, la notizia della strage, i nomi dei ragazzi... erano del mio anno, erano miei compagni di scuola delle elementari e delle medie. Un gelo attonito mi ha come paralizzato l cuore, un freddo che sento ancora adesso ogni volta che ripenso a quella ferita che non si chiuderà mai. Impossibile dimenticare, inconcepibile cancellare dalla memoria personale e civile.

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Foto dei soccorsi successivi al disastro causato dall'Aermacchi MB-326 precipitato contro l'Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, autore sconosciuto, fonte: Wikipendia.

martedì 5 dicembre 2017

Ama e fa ciò che vuoi

Ama e fa ciò che vuoi: questo il precetto
più autentico che agli uomini fu dato,
questo il dono più semplice, perfetto,
che tra tutti rimane insuperato,

questo il segno dell’animo più eletto
che sa di amare e di essere riamato
gratuitamente, con sincero affetto,
più di quello che avrebbe mai sperato,

questo ognuno di noi di giorno in giorno
ricerca, oltre ogni festa stabilita,
oltre ogni inconsapevole ritorno,

è questo il senso vero della vita
dentro e fuori dell’anima, dintorno,
da stringere con forza tra le dita.

Casalecchio di Reno (Bologna), 14 febbraio 2017


Non trovo definizione migliore di questa di sant'Agostino, «Ama e fa' ciò che vuoi», per definire l'autentica essenza dell'amore, dell'amore vero, quello che non desidera nulla in cambio, se non il bene altrui. La faccio mia, nella speranza che sia di tutti.

Copyright (C) Federico Cinti 2017