lunedì 7 maggio 2018

3 maggio. Santi Filippo e Giacomo

Santi Filippo e Giacomo, apostoli, all’Ufficio delle letture

FILIPPO, RIFULGENDO DEGLI ONORI

Filippo, rifulgendo degli onori
della tua somma, eccelsa vocazione,
con Pietro, capo della nuova Sion,
di quale amore tu ami Gesù Cristo!


Il Signore, così, ti ricompensa
dei pegni più profondi dell’amore
e ti rivela gli intimi misteri
della sua vita e di quella del Padre.


La carità di cristo non abbraccia,
Giacomo, meno te, che sei chiamato
nel vangelo fratello del signore
e da Paolo colonna della Chiesa.


Tu, che l’illustre gregge della santa
Gerusalemme governi per primo,
ci insegni la parola di salvezza
con i tuoi scritti pieni di sapienza.


O voi beati, nobili, che avete
testimoniato Cristo con il sangue,
dateci d’affrettarci con speranza
e fede verso la celeste patria,


perché, quando anche noi abiteremo
nelle dimore dell’eterno Padre,
senza stancarci  mai cantiamo assieme
la gloria dell’eterna Trinità.
Amen.




PHILÍPPE, SUMMAE HONÓRIBUS

Autore: di nuova composizione
Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ


Philíppe, summae honóribus
vocatiónis énitens,
cum cive Petro príncipe
qua mente Christum díligis!


At ipse amóris íntima
tibi repéndit pígnora,
tibíque Patris dísserit
suaeque vitae dógmata.


Nec te minus compléctitur,
Iacóbe, Christi cáritas,
qui frater eius díceris
sed et colúmna Ecclésiae.


Almae Sion qui praesides
primus gregi claríssimo,
nos usque scriptis próvidis
verbum salútis édoces.


O vos, beáti, nóbili
Iesum proféssi sánguine,
spe nos fidéque cúrrere
date in supérnam pátriam,


Ut, quando mansiónibus
iam Patris immorábimur,
simul canámus pérpetim
in Trinitátis glóriam.
Amen.


Il 3 maggio la Chiesa propone alla nostra meditazione le due figure di Filippo e Giacomo, Apostoli scelti direttamente da Gesù per testimoniarlo e per evangelizzare nel suo nome tutto il mondo. I santi sono come uno specchio in cui noi possiamo riflettere la nostra vita, per imparare un vero cammino di santità: a un certo punto della loro vita, infatti, tutti noi, come anche gli Apostoli, incontriamo il Signore, gli parliamo, cerchiamo di rimanere in lui e con lui. I santi sono figure esemplari e ci aiutano in questo percorso, che non è sempre facile; anzi, a volte è molto duro e difficile, perché si scontra con i nostri limiti, con le nostre debolezze, le nostre fissazioni. Eppure è possibile, come è stato possibile per loro, che noi entriamo in un rapporto vero con Gesù. E la Chiesa, nel tempo, è venuta acquisendo sempre più consapevolezza di questo e la gioia si è tramutata in canto e in rendimento di grazie. Ecco perché, a poco a poco, anche in epoche più o meno recenti, si è continuato a comporre inni e preghiere, perché sempre Dio va lodato nei suoi angeli e nei suoi santi. I tesori dell'innodia cristiana, che - lo confesso - vengo scoprendo anche io come qualche cosa di irrinunciabile, contengono doni di grazie che solo il canto può esaltare degnamente. Ecco perché li traduco, come ovviamente sono capace, perché solo così li posso fare miei e proporli agli altri. Quest'inno mi è stato un po' difficile da rendere in un metro diverso dall'endecasillabo, perché avrei perso troppo della densità e della bellezza originarie. Forse, col tempo, riuscirò a elaborare più compiutamente il testo, magari in novenari, i versi che a me paiono i più adatti a questo lavoro. Del resto, alle volte mi vien fatto di assimilare la traduzione alla digestione: è come digerire il testo e, se l'operazione è laboriosa, ci sta che si debba passare attraverso molteplici fasi compositive prima di giungere al risultato definitivo. Beh, già così mi pare che sia abbastanza musicale e musicabile. Lascerò sedimentare e, quando riuscirò, ne proporrò ancora traduzioni diverse. Per il momento, onoro così i nostri santi Apostoli Filippo e Giacomo.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagini: San Filippo, Rubens, Museo del Prado, 1611; Santiago il Minore, El Greco, Museo delle Arti di Asturias, 1590

domenica 6 maggio 2018

Nella VI Domenica di Pasqua

Per essere perfetti solamente
una cosa ci manca dentro il cuore,
una cosa scontata per la gente
che si crede già buona, già migliore


del prossimo, restando indifferente
sempre alla gioia altrui, sempre al dolore,
quasi non le importasse proprio niente
nemmeno di se stessa; ma il Signore


ci lascia come proprio testamento
più grande questo semplice precetto
per rimanere in lui, il comandamento


dell’amore reciproco, d’affetto
vero tra noi, per rendere contento,
lieto ogni uomo e come lui perfetto.


Casalecchio di Reno (Bologna), 6 maggio 2018



La grandezza di Gesù non sta nella forza, non sta nella potenza o in altre doti visibili agli occhi esteriori del mondo e della gente: la sua grandezza sta nell'amore, che è il comandamento che lascia ai suoi, a tutti coloro che lo riconoscono come Dio e capiscono che non vi è altra via di verità e vita. Già, l'amore, quello vero, quello reale, che costringe a cose quasi impossibili, perché è gratuito, perché vede nell'altro il riflesso stesso del signore, è questo che ci viene donato. Chi trova la persona che lo fa felice, come nella parabola il mercante che trova la perla preziosa, va, si libera di tutto quello che non serve o che è d'impaccio e vuole rimanere con lei e in lui e qui la persona è proprio Gesù. Ecco, ancora una volta il verbo «rimanere», usato proprio da Gesù per indicare il suo rapporto col Padre: Gesù rimane nel Padre e chi rimane in Gesù potrà, poi, godere anche del Padre. Ed è proprio da questo che si riconoscerà se rimaniamo in Gesù, se ci amiamo gli uni gli altri, come siamo stati amati. Il primo ad amare è stato proprio Dio ed è un atto che ci è donato costantemente. Per questo nel Vangelo di oggi il Signore ci chiama «amici» e non «servi», perché siamo abbracciati da quell'amore e da quell'amicizia che supera tutti i vincoli e le condizioni. Insomma, in Gesù tutta la realtà si rinnova e diviene perfetta, perché l'amore è perfezione di sé e degli altri.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Il Consolatore, di Carl Heinrich Bloch (1890), Wikipedia

sabato 5 maggio 2018

Discende la Madonna di San Luca

Come da secolare tradizione,
l’icona di Maria, che ci protegge
dal Colle della Guardia, in processione
scende tra i bolognesi, li sorregge


come una madre i figli in afflizione,
li ascolta soccorrevole, li regge
lungo l’impervia via, cura e dispone
la sua cara città all’unica legge


scritta per l’uomo, quella dell’amore,
alla ricerca della gioia vera,
secondo la parola del Signore,


e noi con fede autentica e sincera,
Vergine santa, sempre, a tutte le ore,
ti supplichiamo in fervida preghiera.


Casalecchio di Reno (Bologna), 5 maggio 2018




Anche quest’anno, come del resto ogni anno dal 1433, ai primi vespri della VI domenica del tempo di Pasqua, la venerata icona della Madonna con Bambino, che la tradizione attribuisce addirittura a San Luca evangelista, viene portata nella città di Bologna con una solenne processione che parte dal Colle della Guardia, dove l’immagine è conservata dal lontano 1194.









Resta poi nella cattedrale dedicata a San Pietro alla devozione e venerazione di tutti i bolognesi che vedono nella Madonna di San Luca la grande patrona di Bologna e la sentono quasi come madre, tale e tanto è l’afflusso per pregarla, per parlarle o anche soltanto per vederla. Anche quest’anno si è ripetuta questa tradizione, che emoziona sempre, perché il popolo bolognese risponde sempre con grande affetto e calore a quest’appuntamento.

Del resto, come si sente dire da tutti, la Madonna di San Luca non si tocca. Anche io lo vivo come un momento veramente intenso e, per noi che stiamo a Casalecchio, il primo appuntamento se non si parte dalla basilica sul colle è al Meloncello, il bell’arco che congiunge la salita con il portico di via Saragozza. E anche porta Saragozza è stata ristrutturata in modo tale da aprirsi in un abbraccio per accogliere degnamente la Madonna nel momento in cui visita la sua città e i suoi figli devoti.

C’è anche un bell’inno che si canta, anche se si dice nella seconda strofa «Dall’Oriente mistica, / lieta, serena aurora, / alla città di Felsina / giungesti, alma signora», e studi recenti dimostrano che non sia icona orientale, ma d’area padana. Oh, prima o poi forse si procederà alla stesura di un altro inno o alla correzione di quello corrente, ma poco importa: la Madonna di san Luca non si tocca! Qui comunque è possibile ascoltare l’inno in questione:



Copyright (C) Federico Cinti 2018
Foto di V.N.

giovedì 3 maggio 2018

Tempo di Pasqua, a Compieta. Gesù, Redentore del Mondo

Tempo di Pasqua, a Compieta

GESÙ, REDENTORE DEL MONDO

Gesù, Redentore del mondo,
parola del Padre celeste,
di luce invisibile luce,
custode dei tuoi sempre desto,


ricrea, tu che tutto hai creato
e regoli vigile i tempi,
i corpi ora stanchi e spossati
col dolce riposo notturno.


Tu puoi, che sconfiggi l’inferno,
salvarci dal fiero nemico,
perché non seduca coloro
che tu col tuo sangue hai redento,


perché, mentre stanchi nel corpo
un po’, solo un po’, ci fermiamo,
le membra in noi dormano in modo
che l’anima ignori il torpore.


A te sia la gloria, Gesù,
che vinta la morte rifulgi
col Padre e lo Spirito santo
per sempre nei secoli eterni.
Amen.


IESU, REDÉMPTOR SAECULI
Autore: anonimo del X secolo
Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ


Iesu, redémptor saeculi,
Verbum Patris altíssimi,
lux lucis invisíbilis,
custos tuórum pérvigil:


Tu fabricátor ómnium
discrétor atque témporum,
fessa labóre córpora
noctis quiéte récrea.


Qui frangis ima tártara,
tu nos ab hoste líbera,
ne váleat sedúcere
tuo redémptos sánguine,


Ut, dum graváti córpore
brevi manémus témpore,
sic caro nostra dórmiat
ut mens sopórem nésciat.


Iesu, tibi sit glória,
qui morte victa praenites,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna saecula.
Amen.




Mi piace cantare alla fine del giorno, come inno di ringraziamento a Compieta, l'ora liturgica prima del riposo notturno, una preghiera in cui si chiede che Gesù, il Creatore del mondo e il salvatore dell'universo, sia il custode del corpo e dello spirito, perché le tenebre, realmente e figuratamente, sono sempre la mancanza della luce, del calore e in fondo di Dio. Non so, mi pare che la notte sia la privazione di quel principio vitale che è il sole che già per Francesco d'Assisi portava di Dio "significatione". E allora Gesù, che infrange gli abissi del Tartaro, va invocato perché non ci abbandoni mai, nemmeno quando dormiamo, nemmeno quando i nostri sensi hanno necessariamente bisogno di riposo. Già, anche il riposo segna, in qualche modo, il limite delle forze dell'uomo, cosa che va ribadita costantemente, soprattutto in un'epoca in cui molti vivono una sorta di delirio di onnipotenza, cercando di andare costantemente al di là del lecito, come l'Ulisse dantesco oltre le colonne d'Ercole. Ecco, questo inno di Compieta del tempo di Pasqua ce lo ricorda in modo poetico e chiaro. Anche in questo caso ho tentato di renderlo in novenari dattilici, per dargli un ritmo solenne ed elevato, perché sia cantabile e musicabile come si conviene alla grande poesia dello spirito.

Copyright (C) Federico Cinti
Immagine: Sunset Fly, V. Fouche, https://www.freeimages.com/


Prima del risveglio

Ripenso a tutto ciò che sono stato
e che non sono più, ma non fa niente,
ritrovo tutto quello che ho passato
e che allora sembrava indifferente,


rivedo ciò che avevo accantonato
non so dove o perché, volti di gente
di cui nulla ricordo o che ho scordato,
un lontano sorriso regalato,


risento voci, vivo situazioni
mai vissute, di cui non mi vergogno,
in dolci mille liquide emozioni,


di tutto avverto lucido il bisogno
sulla scorta di musiche, di suoni
mai udite, così, come in un sogno.


Casalecchio di Reno (Bologna), 3 maggio 2018



E capita pure, alle volte, di trovarsi in situazioni assurde, eppure vissute come se fossero le più normali, perché il sogno ha uno statuto tutto suo, per cui i diversi piani si uniscono e si confondono tra loro con una frequente, per non dire eccessiva, facilità. Questa volta mi trovavo, come sempre direi, alla scuola media che ho frequentato (le Galilei di Casalecchio). Ecco, questo non me lo so spiegare, il fatto dico che molti miei sogni siano ambientati in quello strano edificio dalle finestre rosse (le finestre rosse sono un dettaglio costante, quello che mi fa capire dove io mi stia trovando), anche perché non ho particolari ricordi di quel periodo, intendo dire ricordi che si siano incisi in modo particolare nella mia memoria, almeno quella vigile. Insomma, questa volta, per quel che mi è dato ricordare, mi trovavo con un mio attuale studente... dovevo interrogarlo? Dovevo parlargli? Insomma, non lo so; però, alla fine, è arrivata come dal nulla, come fosse una sua compagna, anche se non è vero, una studentessa di qualche anno fa, cui ero molto affezionato, e ha iniziato a parlarmi, a raccontarmi (non chiedetemi che cosa, perché non lo so più). Era vestita di scuro, credo nero, ma non lo so più, ma era dolcissima come allora. Poi, a un certo punto, è avvenuta una cosa mai capitatami prima in un sogno: ero con una mia compagna di scuola, morta tragicamente. La sua immagine è scolpita nella mia memoria, alta, diafana, bionda... ed eravamo seduti davanti a uno schermo a guardare qualcosa. Mi parlava e non capivo una parola, l'ascoltavo e non riuscivo a sentirla. Forse a un certo punto non era nemmeno più lei. E poi mi sono svegliato in preda all'ansia. E adesso che sto ascoltando il "Clavicembalo bentemperato" di J.S. Bach è riaffiorato prepotentemente alla memoria quel sogno, fatto appena prima del risveglio. E mi sento ancora scosso.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Petria Follett, https://www.freeimages.com/

mercoledì 2 maggio 2018

L’aurora di luce s’irradia

Propongo due versioni dello stesso inno della liturgia delle ore, "Aurora lucis rutilat", quello che si canta nei giorni festivi dalla domenica di Resurrezione sino alla domenica dell'Ascensione: è un inno di gioia e di vittoria, perché il signore ha definitivamente sconfitto la morte. Le versioni sono due per provare le diverse musicalità del canto o della recita.


L’AURORA DI LUCE S’IRRADIA,   (novenari)

L’aurora di luce s’irradia,
il cielo sussulta di lodi,
il mondo esultante fa festa,
l’inferno ululando si duole,


perché il re dei re onnipotente
infrange le forze di morte
e il Tartaro schiaccia col piede
sciogliendo i legami agli oppressi.


Colui che era chiuso dal masso
guardato da un fiero soldato,
trionfando con nobile gloria
sorge ora da lì vittorioso.


Dissolti i lamenti e il dolore
ormai dell’inferno per sempre,
esclama: «Il Signore è risorto!»
raggiante di luce ora l’angelo.


Rimanga nel cuore per sempre,
Gesù, questa gioia di Pasqua,
e fa che anche noi i tuoi trionfi
godiamo, rinati per grazia.


A te sia la gloria, Gesù,
che vinta la morte rifulgi
col Padre e lo Spirito santo
per sempre nei secoli eterni.
Amen.





L’AURORA IRRADIA LUCE    (settenari)
L’aurora irradia luce,
di lodi esulta il cielo,
il mondo gioisce in festa,
dolente urla l’inferno,


perché il Re onnipotente
infrange oggi la morte,
schiaccia col piede il Tartaro
e libera gli oppressi.


Chi era chiuso dal masso
guardato da un soldato,
trionfando nella gloria
risorge vittorioso.


Sciolti il dolore e il pianto
per sempre dell’inferno,
raggiante esclama l’angelo:
«Il Signore è risorto!».


Sempre nel cuore resti
questa gioia di Pasqua,
Gesù, e fa che godiamo
per grazia il tuo trionfo.


A te, Gesù, sia gloria!
Vinta la morte, splendi
col Padre e il Santo spirito
nei secoli dei secoli.
Amen.




AURÓRA LUCIS RÚTILAT

Autore: anonimo del V secolo
Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ


Auróra lucis rútilat,
caelum resúltat láudibus,
mundus exsúltans iúbilat,
gemens inférnus úlulat,


Cum rex ille fortíssimus,
mortis confráctis víribus,
pede concúlcans tártara
solvit caténa míseros.


Ille, quem clausum lápide
miles custódit ácriter,
triúmphans pompa nóbili
victor surgit de fúnere.


Inférni iam gemítibus
solútis et dolóribus,
quia surréxit Dóminus
respléndens clamat ángelus.


Esto perénne méntibus
paschále, Iesu, gáudium
et nos renátos grátiæ
tuis triúmphis ággrega.


Iesu, tibi sit glória,
qui morte victa praenites,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna saecula.
Amen.



Il canto dell'inno delle lodi mattutine è veramente una manifestazione di gioia, in particolare questo, in cui si celebra la definitiva vittoria del Signore sulla morte e sulle nostre debolezze. Tutto il mondo fa festa, il cielo risuona di lodi e d'esultanza e l'inferno non può che gemere perché finalmente il bene ha vinto il male, la luce ha dissolto le tenebre, la vita ha sciolto i vincoli terribili della soferenza e della morte.

Copyright (C) Federico Cinti
Immagine: John Bevan Free Canopy Sunrise Stock Photo, https://www.freeimages.com/


martedì 1 maggio 2018

La rosa e il giglio

Tra tutti gli altri fiori del giardino
circonfusi di un candido bagliore
già dal primo apparire del mattino
di un giorno eterno pieno di colore,

in un sospeso scintillio divino
inondato di luce e di calore,
come una madre stringe il suo bambino
per tenerselo stretto stretto al cuore,

così nella sua grazia luminosa
nell’armonia soave di un bisbiglio
che canta in una voce melodiosa

la ninna nanna, sta di fianco al giglio
sfolgorando purissima la rosa,
la Vergine che culla il proprio Figlio.

Casalecchio di Reno (Bologna), 17 maggio 2015




Ecco a maggio fioriscono le rose, spuntano i fiori della primavera; ecco a maggio a Maria, la «rosa mystica», offriamo le ghirlande di preghiere in forma di corona del Rosario. Epure, Maria è anche la «ianua caeli», la porta del cielo, la via attraverso cui è possibile arrivare a Gesù, suo figlio, candido e puro più d'ogni altro giglio. Così mi è piaciuto associare insieme la Rosa e il Giglio, la Madre e il Figlio, uniti da sempre, dalla nascita alla Croce, quando dà disposizioni a Giovanni, «il discepolo che egli amava», di prenderla in casa con sé, perché divenisse non solo Madre del Salvatore, ma di tutti coloro che sono salvati, della Chiesa intera e del mondo sino ai confini dell'universo. Ecco perché questo mese, maggio, per devozione popolare, è sacro a Maria, perché nel risveglio della natura è come se si risvegliasse lo spirito dell'uomo, è come se il cuore si ridestasse dal torpore alla ricerca della propria mamma spirituale e del Redentore del mondo, che è suo figlio. Per questo sono veramente tante le preghiere dedicate a Maria, ma ne ricordo una in particolare, che lessi per la prima volta quando ero al ginnasio, dal titolo «Ave mundi spes Maria», e che mi commosse profondamente. Oggi, che è il primo giorno di maggio, voglio riproporla nella bellissima versione musicata da mons. Marco Frisina.



Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Beata Vergine di San Luca, per gentile concessione del Santuario della Beata Vergine di San Luca, Bologna, http://www.santuariobeataverginesanluca.com/