giovedì 4 ottobre 2018

A san Petronio Vescovo e Patrono di Bologna


Petronio, santo vescovo, custode
di Bologna, instancabile difesa
dei tuoi concittadini ancora in via
contro le insidie subdole del mondo,

con devozione fervida d’amore
sempre la tua città riunita onora
nel tuo nome la grazia della fede
che le donasti a pegno di salvezza.

Petronio, che nei secoli più oscuri
ricostruisti agli uomini le case
distrutte, perché ognuno ritrovasse
la dignità di figlio del Signore,

ricostruisci ancora il nostro cuore
ponendo in esso il segno della croce
come tu lo fissasti per le strade
a memoria d’un popolo fedele.

Petronio, mite, umile di cuore
come Gesù, il Signore, ha comandato,
ricordati di noi nel paradiso,
continuando così quel ministero

iniziato quaggiù, perché tu fossi
modello di compiuto, eterno amore
per chi non sa più volgere i suoi occhi
alle profonde immensità del cielo.

Sia gloria a te, Gesù, figlio diletto
del Creatore dei secoli e del mondo
assieme al Santo Spirito perfetto
nell’infinito amore più fecondo.


Casalecchio di Reno (Bologna), 4 ottobre 2018
Immagino Bologna ai tempi di Petronio, una città che andava ricostruita dalle fondamenta, dopo che i barbari avevano depredato ogni cosa, una città in cui la decadenza degli edifici non differiva molto dalla decadenza morale e spirituale delle persone. E il santo vescovo, con pazienza e determinazione, ricostruisce case e chiese, ridà una speranza al suo gregge smarrito, ridona un futuro nel nome di Cristo disseminando le croci, simbolo di salvezza, per le vie. Per questo i bolognesi amano ancora definirsi petroniani, perché nel nome di Petronio trovano il senso della loro storia. Anche oggi dobbiamo continuare l’azione di quell’uomo del Signore che, nel V secolo, ha speso tutta la sua vita per Bologna e i bolognesi, anche oggi che la città vive una crisi spirituale fortissima, troppo sazia di beni che non servono, frastornata dalle ideologie che la percorrono. Ancora Petronio, invocato e amato, può ispirare una via di riscatto attraverso le dodici porte cittadine, quasi che in terra si sia realizzata la Gerusalemme celeste. E allora ci tengo a pregare e a ricordare il nostro patrono con la devozione di figlio riconoscente.

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018
Immagine: San Petronio-frammento di arazzo del sec.XVI- Museo della Basilica di san Petronio - Bologna-da raccolta privata 

lunedì 1 ottobre 2018

Orfeo ed Euridice



Un velo mesto di malinconia
era la pioggia cupa sull’ombrello
nero, sul volto in lacrime per via,

finché ci si fermò, senza parlare,
per un saluto, l’ultimo, al cancello,
socchiusosi, così, prima d’andare.

Non ci si vide più, mai più. Fu un’ombra
silenziosa a dividerci, farfalle
dentro l’oblio del tempo che c’ingombra
nel divieto di volgerci alle spalle.

Casalecchio di Reno (Bologna), 1 ottobre 2018

In giornate autunnali simili a quelle di oggi, con una pioggia così greve e così scura, mi torna in mente il Collegio dei Fiamminghi, quello in via Guerrazzi 20 a Bologna, e l’ultimo saluto a un’amica che partiva per Parigi, partiva per sempre. Era un giorno che impregnava di sé ogni cosa, ogni persona, ogni parola. E il cancello, il grande cancello polveroso dietro cui dovevo andare e dietro cui rimase lei prima di girarsi per sempre e uscire dal portone per scomparire, s’aprì e si richiuse col suo suono metallico. E non ci si poteva volgere indietro, mai più. Tutto finì così, in un silenzio che oggi sa di brivido a ripensarlo, un po’ come nel mito di Orfeo ed Euridice, in cui si contravviene al divieto e ci si perde comunque. O forse io che l’ho guardata andare via, ecco, ho contravvenuto. Ma quanti anni sono passati, quanti? Non lo so più. Ma riaffiora alla labile memoria un senso di pacata rassegnazione. E oggi rimane soltanto la poesia di quel momento fuori del tempo e fuori dello spazio e la pioggia che vela di malinconia un cielo grigio senza tempo.  

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018
Immagine: Sta iniziando a piovere. Photo by Clem Onojeghuo on Unsplash