domenica 7 ottobre 2018

Nella ventisettesima domenica del tempo ordinario



Nella perfetta unione coniugale
tra uomo e donna, nella sua armonia
inscindibile, eterna, originale,
Gesù ci indica il metodo, la via

maestra per risolvere ogni male
del nostro duro cuore in agonia
per cui nulla più conta, nulla vale
se non il nostro io nella follia

di un’autosufficienza dissennata,
se non torniamo semplici, indifesi
come bimbi dall’anima infiammata

dal desiderio d’essere compresi
da quella verità che si è incarnata
per donarci una vita senza pesi.

Casalecchio di Reno (Bologna), 7 ottobre 2018

La risposta di Gesù ai farisei che lo avevano interrogato sulla liceità o meno del ripudio della moglie da parte del marito supera di gran lunga ogni aspettativa: il ripudio, infatti, altro non era che una divisione, una rottura, una contraffazione dell’ordine naturale voluto da Dio nel momento della creazione dell’uomo a sua immagine e somiglianza, un uomo che è maschio e femmina e ricompone la sua unità insieme, non da solo, perché non è cosa buona che l’uomo resti solo. Il matrimonio è l’unione tra le due parti che formano l’uomo nella sua più intima somiglianza, nella sua immagine di Dio. Se i farisei non capiscono questo, non sono in grado nemmeno d’interpretare il progetto, il disegno di Dio sull’umanità. Gesù contrappone alla durezza del cuore degli uomini di tutti i tempi la legge dell’amore, dell’unità, dell’armonia. Le divisioni, le separazioni, le rotture non sono mai cosa buona. E se il matrimonio è l’immagine della fedeltà della chiesa a Cristo, beh, allora si comprende che la posta in gioco è non solo la felicità tra la moglie e il marito, ma tra tutti i componenti di quel corpo mistico che è il corpo della Chiesa. Bisogna superare le diffidenze, le invidie, le malignità con la legge dell’amore; bisogna tornare puri come bimbi per potersi fare abbracciare da Gesù. Già, il Signore lascia che i bimbi vadano a lui.
 

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018
Immagine:Gesù e i bambini - da : https://sites.google.com/site/gliinsegnamentidigesu/ 

giovedì 4 ottobre 2018

A san Francesco d'Assisi Patrono d'Italia



Nel nome di Gesù che ti ha voluto
segno vivo di gioia e di speranza
per la Chiesa, Francesco, sei cresciuto
in piena povertà nell’abbondanza

dell’amore invincibile, assoluto
del Creatore che tutto sopravanza,
proprio come Gesù sei divenuto
sorgente d’acqua vivida, fragranza

di carità, serafico splendore
nell’annuncio sereno del Vangelo
a tutte le creature del Signore,

e chi segue l’esempio del tuo zelo
sente fiorirsi una dolcezza in cuore,
ineffabile anticipo del cielo.

Casalecchio di Reno (Bologna), 4 ottobre 2018


Francesco (1181-1226) di ogni cosa si è spogliato per poter ricevere interamente Gesù, si è fatto povero per poter abbracciare compiutamente la ricchezza del Salvatore. Eppure non era dissimile a tanti giovani della sua epoca, e forse anche della nostra epoca, desiderosi di beni che non colmano l’anima, assetati di un’acqua che non disseta, di un cibo che non sazia. La proposta del Vangelo gli è parsa l’unica da percorrere per ottenere la letizia, quella vera, quella che mai verrà tolta. E così ha cominciato la via della sua santificazione, divenendo un umile strumento nelle mani del Signore. Chi lo incontrava aveva l’impressione di essere di fronte a Gesù, perché Francesco si era svuotato di sé per riempirsi di Dio. Quella sua vita semplice, ma vera, era a tal punto piaciuta che molti altri seguirono il suo esempio e crearono una famiglia di fratelli e sorelle, i frati minori, che vivevano realmente e quotidianamente la parola evangelica, che amavano ogni creatura perché di Dio. Il Poverello d’Assisi predicò in tutta Italia e addirittura si recò dal Sultano per convertirlo alla vera fede. Ma il massimo dell’unione con Gesù lo ottenne alla Verna, quando ricevette le stimmate sul suo corpo. Tutto il mondo era suo fratello e ogni creatura sua sorella. Nel suo “Cantico delle creature” esprime la gioia, la bellezza, il desiderio di essere tutto e tutti nel Creatore. E chi ancora accoglie la sua eredità oggi si sente colmo di questa sua pienezza.
 

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018
Immagine: S. Francesco d'Assisi che si venera nella Basilica di San Francesco (Bologna) - da raccolta privata