giovedì 8 novembre 2018

L'estate di san Martino



Il sole, un’inquietudine leggera,
percorre l’aria tiepida. Ogni cosa
respira un’indicibile atmosfera
in cui riposa

l’ansia del giorno. Gli alberi nel cielo
azzurro si distendono con dita
nude, disperso in mezzo al vento il velo
di quella vita

così precaria. Un attimo d’estate
nel silenzio di questi giorni assorti
tra mille foglie fragili adagiate
fredde sui morti.

Casalecchio di Reno (Bologna), 8 novembre 2018

Eppure non tutti sanno che san Martino, il grande vescovo di Tours, è morto non l’11, ma l’8 novembre. Da buon pastore quale egli era, si era recato a Candes per porre pace in una sua parrocchia, dove purtroppo – come tante volte ancora oggi accade – vi era un po’ di discordia. Era già anziano, perché correva l’anno 397 ed era nato probabilmente nel 316, ma non si era sottratto ai suoi compiti, pur presentendo imminente la sua fine. In effetti i fratelli si erano riconciliati e Martino, dopo una santa agonia, aveva restituito l’anima al Signore. Ma tale e tanto era l’amore per questo uomo santo che si attese l’11 novembre per celebrare le sue solenni esequie, perché da tutte le Gallie potessero presenziare coloro che lo avevano conosciuto, stimato e venerato già in vita. Ecco quindi che i giorni che precedono la festa di san Martino sono divenuti per definizione l’estate di san Martino, perché il tempo si fa mite, proprio come durante la stagione estiva, il sole diviene luminoso e l’aria di colore azzurro terso. Per questo ritengo giusto ricordare anche questo giorno, anche l’8 novembre, come giorno martiniano, data effettiva del suo ritorno alla casa del Padre. Certo, resta pur sempre novembre, il mese autunnale in cui ricordiamo i nostri cari defunti, i nostri morti. Ecco perché, terminata la pausa di questo dono d’estate che san Martino ci concede, il nostro pensiero ritorna alla caducità e alla finitudine di tutte le cose. Già, perché tutto è nulla a paragone della nostra vera natura, quella fatta per il cielo. E così il dialogo con chi ci ha preceduto in questo percorso, in questo pellegrinaggio, diviene preparazione a una dimensione più certa e più vera di quel che saremo. 

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018
Immagine: foto di A.M.

domenica 4 novembre 2018

Nella trentunesima domenica del tempo ordinario



Il primo tra i comandi del Signore,
il più importante, quello che precede
gli altri, è il comandamento dell’amore
su cui si fonda la più vera fede:

ama il Signore Dio con tutto il cuore,
con tutta la tua forza, che non cede
davanti a nulla mai, con il valore
di cui il corpo mortale ti provvede.

Il secondo, che fa da complemento
al primo, di cui è splendido riflesso
in ogni situazione, in ogni evento

di questa vita, bene già promesso
a chi in Dio pone il suo compiacimento,
ama il prossimo tuo come te stesso.

Casalecchio di Reno (Bologna), 4 novembre 2018


Nel leggere dello scriba che pone una domanda al Maestro, si rivela il senso ultimo della vita. Non è certo per metterlo alla prova che gli domanda quale sia il più importante di tutti i comandamenti: lo scriba è alla ricerca della verità. E quella verità è racchiusa in un’unica parola, che è amore. Gesù rivela il senso ultimo della nostra ricerca, che è amare Dio con tutto il cuore, con tutta la forza e la virtù di cui siamo capaci, quasi a dire che ogni nostra fibra trova il suo naturale appagamento e compiacimento nel nostro Creatore. E come Dio ama gli uomini, così anche gli uomini amando Dio non possono che amare gli altri uomini, come atto di profonda uguaglianza e somiglianza a Dio. E' un amore vero, disinteressato, oblativo, che è tutto teso a continuare l’opera creatrice del Signore. Non vi è amore di Dio senza amore del prossimo, perché il prossimo nostro va amato come noi stessi. Così si costruisce il regno, così si attua quel «venga il tuo regno» del «Padre nostro» che recitiamo quotidianamente e più volte al giorno. Lo scriba vuole trovare la via che porta al Signore e un giorno se lo trova davanti. Non sa che sta parlando proprio con Dio, che sta interrogando quel Dio che ha conosciuto attraverso le Scritture e attraverso i suoi fratelli. Eppure, avviene così anche a noi, quando ci mettiamo alla ricerca di Dio dove si fa trovare. La fede deve portare alla carità, alla condivisione e alla compassione, altrimenti resta come un seme sterile, improduttivo. Il mondo fatica a capire, perché si muove su altre leggi, su altri comandamenti. Ma noi dobbiamo essere luce del mondo e sale della terra, perché è un dono troppo prezioso quello che ci è stato fatto per tenerlo nascosto. Anche lo scriba alla fine si è fatto coraggio e ha chiesto. E la sua ricompensa non ha tardato ad arrivare.
Copyright (C) testi Federico Cinti 2018 
Immagine: http://www.parrocchiadimarcellinara.it/2017/10/per-dio-e-il-prossimo-lo-stesso-amore/

NEL SILENZIO DEL GIORNO

Questo è novembre, l’uggia nel grigiore
umido di cui è pieno ogni momento,
l’intirizzirsi rapido del cuore
al sibilo indicibile del vento,

questo è l’autunno torbido, incolore,
simile a un vecchio, sudicio indumento
incomodo, indicibile torpore
d’un tempo senza vita o sentimento,

è il giorno senza sole in agonia
tra la stanchezza che non trova pace
nell’ansia del mattino, sulla via

del ritorno, dell’anima che tace
sopita nella strana fantasia
di tutto per un attimo incapace.

Casalecchio di Reno (Bologna), 3 novembre 2018



Il tempo di questi giorni mi mette una certa malinconia: pioggia, grigio, nebbia, suoni lontani e ovattati, voglia di starsene al caldo e all'asciutto. e poi il pensiero dei morti, del cimitero, di chi ci ha lasciati per sempre. Il cuore si ferma a meditare sulle cose, presenti e passate, attende che queste giornate se ne vadano via presto. eppure, non so perché, hanno qualche cosa in sé di indicibilmente bello, come se ci si guardasse allo specchio e si trovasse qualche cosa che non si sperava ci fosse. anche in un cielo torbido, forse nella memoria, si trovano squarci poetici, in cui la fantasia vaga, pur non essendo in grado di fare nulla. E riemergono le età passate, i giorni senza età vissuti non si sa più quando, lungo la solita stradina dietro casa, che si percorre ogni giorno. Sì, tutto si manifesta in una dimensione diversa, inaspettata. Non dico che sia una gioia, ma una sorpresa sì, come tutto ciò che colpisce la nostra immaginazione, perché riapre in noi quel che sembrava sopito o dimenticato per sempre. Tutto si riapre, si squaderna, nel grande libro della nostra vita.

Copyright (C) testi Federico Cinti 2018
Immagini: Google immagini