domenica 21 aprile 2019

Nella Pasqua di Resurrezione del Signore - Anno C - ( Letture: At 10, 34a. 37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Lc 24,1-12)

È risorto Gesù! La tomba è vuota:
è il primo giorno della settimana
dopo la Pasqua. Nella pace immota
del mattino è una luce che promana

intorno da ogni cosa, luce ignota
ancora agli occhi e al petto. Un’ansia insana
spinge le donne, una mestizia nota
a chi ha visto la morte, angoscia vana

all’annuncio degli angeli. Nel cuore
una gioia indicibile, un conforto
che non ha fine. È vivo ora il Signore!

Corre anche Pietro: nel sepolcro assorto
vede solo le bende del dolore,
ma Gesù non è lì: Gesù è risorto!

Casalecchio di Reno (Bologna), 21 aprile 2019 
Nel primo giorno della settimana, il primo giorno dopo il sabato, le pie donne si recano al sepolcro per compiere l’atto di pietosa devozione nei confronti del Maestro ucciso così barbaramente. Chissà, forse in cuor loro vogliono in qualche modo ricompensare con un tributo tutto umano chi aveva cambiato la loro vita. Eppure il sepolcro è vuoto, eppure la grossa pietra è stata rotolata via. La pace del mattino comincia a illuminarsi di una luce nuova. Due uomini, mandati lì da Dio, annunciano ciò che Gesù aveva profetizzato già tre volte, ossia che egli sarebbe morto e risorto il terzo giorno. Parole strane, certo, parole quasi incredibili, che tuttavia adesso si sono avverate. Le donne si fanno prime testimoni e annunciatrici della Resurrezione. Non si parla più degli aromi in una quantità esorbitante, cento libbre, trenta chili: non servono più e sarebbero solo una zavorra inutile per la loro corsa. Devono tornare dagli Undici, devono testimoniare la verità. Gli Apostoli pensano che esse vaneggino, ma Pietro ci crede, Pietro che aveva tradito il Signore e se ne era pentito. Corre al sepolcro e trova così come le donne avevano detto. Ora è tutto chiaro: Gesù è vivo, Gesù è risorto dai morti, Gesù è il Vivente! È questo l’inizio di una vita nuova, della vita vera. La Chiesa nasce proprio dalla luce del Risorto. E noi facciamo festa e finalmente intoniamo l’alleluia di gioia e di felicità! 

Copyright testi(C) Federico Cinti 2019
Immagini: 
1) Resurrezione - Di Annibale Carracci -  [2] Louvre . Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org     
     /w/index.php?curid=32892691
2)Pie donne al sepolcro - di Annibale Carracci - Ermitage, San Pietroburgo-http://www.wikiwand.com
    /it/Pie_donne_al_sepolcro#/Descrizione_e_stileda Wikipedia, l'enciclopedia libera


domenica 14 aprile 2019

Nella Domenica delle Palme e della Passione del Signore - Anno C - (Letture:Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23.56)

Entra in Gerusalemme il Redentore
tra le due ali d’un popolo festante:
viene acclamato col più alto onore
come Figlio di Davide trionfante.

Celebra la sua Pasqua il Salvatore
davanti ai propri apostoli zelante:
è l’ora estrema, è l’ora del dolore,
dell’orrendo supplizio più infamante.

Dopo il processo iniquo, con la croce
sulle sue spalle, senza indecisione,
Gesù procede. Il suo è un cammino atroce,

ma volontario: è questa la Passione
del Giusto, è questa la sua morte atroce
che dà agli ingiusti vita e redenzione.

Casalecchio di Reno (Bologna), 14 aprile 2019
Dopo l’ingresso trionfale in Gerusalemme, nella città santa, il Signore celebra la Pasqua assieme ai suoi Apostoli: è quello il momento in cui il vecchio rito viene rinnovato per sempre, in cui Gesù si dona ai suoi come pane e vino per la salvezza di tutti. È quella l’ora suprema, è quella l’ora in cui tutto deve compiersi per sempre. Dopo l’ultima cena, il Signore si ritira sul monte degli Ulivi a pregare il Padre che passi da lui, se possibile, quel calice. In quegli istanti Gesù si mostra in tutta la sua umanità fino a sudare sangue. Ma quello è l’impero delle tenebre: una folla di uomini lo raggiunge, lo circonda e un suo amico lo bacia. Quello è il segno del riconoscimento e del tradimento. Giuda Iscariota non si fa scrupolo di vendere il Giusto per pochi denari. Ma è il prezzo del peccato che deve essere lavato per sempre dal sangue del Salvatore. Il processo è iniquo, le accuse false, anche il governatore Pilato, il potere politico, resta immobile davanti alla grandezza di Dio: non prende posizione, non si compromette, non ha a cuore il bene comune e supremo. La condanna è la pena capitale, è il supplizio della croce, è il dolore dell’agonia. Tutto sembra finito in quell’ora suprema: la via della croce porta a un luogo di desolazione, chiamato Calvario, chiamato Cranio. Gli amici di Gesù lo seguono di lontano; solo Maria, la Madre dei dolori, è con lui sino alla fine, sin sotto la croce, dove è stato innalzato al cielo. Giovanni, il discepolo che egli ama, lo raggiunge, ne ascolta le ultime parole di perdono per chi non sa che cosa stia facendo. Gesù emette il proprio spirito e il cielo s’oscura, la terra trema, la folla che prima godeva di quello spettacolo infame cade nell’ombra del rimorso e del pentimento. Anche il ladrone è stato assolto e chiamato in Paradiso. Anche il centurione riconosce in quel crocifisso il Figlio di Dio, il cui corpo verrà deposto dalla croce e messo in un sepolcro da Giuseppe d’Arimatea, come il seme che muore per dare frutto e risorgere a vita nuova. La morte di Cristo è solo il necessario passaggio a un’umanità rinnovata, che ritorna come Dio l’aveva creata e voluta. Gesù muore per noi e per noi risorgerà questa è la nostra certezza

Copyright testi(C) Federico Cinti 2019
Immagine: Entrata di  Cristo in Gerusalemme, dipinto a olio del 1617 dal pittore Fiammingo Barocco Anthony van Dyck fotografato by Zambonia 2013-07-05 http://collection.imamuseum.org/artwork/78756/index.html
Pubblico dominio. Fonte: Wikipedia

martedì 9 aprile 2019

A sera tarda

Una nenia mi culla. Nell’azzurro
dei sogni tutto è lecito. Non sono
quasi più io. Non so. Seguo il sussurro
lontanare laggiù simile a un suono

che si perde nel sonno. Tutto è spento
intorno, informe. È buio. M’addormento

vagando dietro il filo d’un pensiero
vano nell’ombra cupa del mistero.

Casalecchio di Reno (Bologna), 8 aprile 2019

A volte si è quasi in grado di cogliere il momento, l’attimo prima del deliquio, seguendo un pensiero vano che si fa sogno, che non ha più nulla di corporeo, che quasi si trasfonde in un’altra dimensione. È come un’atmosfera rarefatta nell’azzurro più scuro che diventa buia, che diventa altro da ciò che era e che sarà. Ecco, in quel limbo trovarsi come sospesi nello spazio, nel tempo, nel cuore, dove ogni cosa si fa possibile. Nel dormiveglia tutto è lecito, tutto è facile: anche noi ritorniamo a essere polvere di stelle, ciò che cade de sideribus, torniamo a essere i nostri desideri più reconditi e più veri, nascosti nell’angolo più intimo dell’anima. A tarda sera l’incantesimo si rinnova e si comincia a volare, ad abbracciare il grande mistero dell’universo che ci circonda e che noi circondiamo con le braccia in una reale metafisica d’intenti, perché noi siamo fatti per una dimensione superiore, altra, autentica. A sera tarda usciamo come da noi per un viaggio che non sappiamo, ma che ogni volta riapre porte invisibili, ma reali. 
Copyright testi(C) Federico Cinti 2019
Immagine: Spiral Jetty, United StatesPhoto by Greg Rakozy on Unsplash


 

domenica 7 aprile 2019

Nella quinta domenica di Quaresima - Anno C . ( Letture: Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11)

Un’adultera viene presentata
a Gesù, perché giudichi il suo errore,
quel peccato per cui va lapidata
senza alcuna pietà, senza timore.

Una folla s’è intanto radunata
intorno a loro. Tacito il Signore
scrive in terra, ma gli è sollecitata
una risposta. Dice il Salvatore:

«Scagli la prima pietra su di lei
per lapidarla chi non ha peccato».
Se ne vanno gli anziani e i farisei.

Gesù la guarda fisso: «Dov’è andato
chi t’accusava?». Non lo sa costei.
Poi: «Non peccare più: t’ho perdonato».

Casalecchio di Reno (Bologna), 7 aprile 2019

Il Vangelo di oggi è molto esplicito: la legge degli uomini condanna più il peccatore che il peccato. Chi ha trovato in flagrante adulterio la donna non faceva che applicare le prescrizioni di Mosè, che altro non avrebbero che portato alla lapidazione. C’è però anche il desiderio di mettere alla prova il Maestro, perché comunque il gesto orrendo di sopprimere una vita ne avrebbe sicuramente sminuito l’autorità. Gesù sa bene ciò che arde nel cuore di chi ha presentato la donna al suo giudizio ed è il motivo per cui tace. Tace, perché davanti al peccatore egli ha un moto di pietà e di perdono. Non risponde e scrive in terra, perché tanti sono i motivi di condanna, ma uno solo è quello del perdono, ossia il suo amore per l’umanità. Ma chi gli sta intorno esige una risposta, una condanna o un’assoluzione. E Gesù afferma deciso: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Nessuno è senza peccato e nessuno può scagliare in coscienza quella prima pietra di condanna. E tutti se ne vanno, finché non restano soli la donna e il Signore. Tutti li hanno lasciati lì. Gesù ha condannato il peccato e le dice: «Va’ anche tu, ma non peccare più». Il perdono di Gesù ha una condizione, una sola: cambiare vita, cercare di non ricadere nella tentazione. Non è facile, ma con l’aiuto di Dio è possibile. Gesù è venuto per questo. 
Copyright testi(C) Federico Cinti 2019
Immagine: Tiziano: Cristo e l'adultera . Kunsthistorisches Museum- Vienna - Austria. Fonte: wikimedia.org 

martedì 2 aprile 2019

Sogno di primavera

Dolce per l’aria chiara tra morbidi soffi di sole
sogno il tuo volto, volto di semplice, rara bellezza,
fiore di primavera sbocciato nel campo del cuore.
Ecco rinasce in me qualche cosa di nuovo (o d’antico?)
che mi riporta a giorni di un’ebbra vertigine: volo
attraverso l’azzurro per vie lastricate di bianco
sottile, speranze trapunte di gioie sorrise,
sussurri che dicono appena. Ti ascolto in attesa: tu hai voce
di musica e oblio, d’ignote parole lontane.
Profuma di verde, di giallo, di mille colori il giardino,
sa ancora di vita quest’anima: assorto t’ascolto,
ti seguo incantato. Mi vedo di nuovo com’ero,
non so ormai più quando. Ti prendo per mano, m’avvio
con te sulle soglie del tempo: la favola bella
è un giorno senza età che impalpabile attende il ritorno
della felicità chiusa in piccoli, timidi gesti
dimenticati alla luce di quello che chiamano amore.


Casalecchio di Reno (Bologna), 2 aprile 2019
Un guizzo di primavera, il ritorno nuovo di qualche cosa d’antico e sempre presente. In questi giorni veramente s’avverte un rifluire di sensazioni, di emozioni, di vita che chiede d’esplodere al chiarore del sole, che si fa calore, si fa colore. Nelle giornate più lunghe e assorte l’aria si fa più tiepida e dolce, come nei canti dei poeti. Non so, ci si sente diversi, ci si sente veri. A me capita così, capita che tutto si rivesta d’una levità che nel freddo invernale s’irrigidisce come dietro o dentro un cristallo, nel rigore che è simile alla morte. Quando il tempo si scioglie, quando tutto ricomincia a splendere, ecco, solo allora ci si guarda avanti, riguardando indietro. E tutto è familiare e tutto è come sempre. È la profondità della memoria, di essere quel che si deve essere per poter incidere sul non essere. L’identità, ne sono convinto ogni giorno di più, si fonda sull’alterità. Ed è per questo che la memoria è fondamentale in ogni istante della nostra vita, breve eppure lunghissima vita di esseri pensanti e amanti.

Copyright testi(C) Federico Cinti 2019
Immagine: Campo di fiori gialli - Photo by Johannes Plenio on Unsplash