venerdì 5 gennaio 2018

Nel giorno dei saldi

Per negozi tra fiumi di persone
sospinte dallo shopping compulsivo
a cercare qualche ultima occasione

rarissima all’inizio di quest’anno,
anch’io passeggio, anch’io mi sento vivo
nel mio abito black blue nuovo di panno

comprato per andare non so dove,
non so quando e nemmeno con chi vuole,
per fuggire, scapparmene via, altrove,
senza i soliti giri di parole.


Casalecchio di Reno (Bologna), 
5 gennaio 2018




Era un po' di tempo che avevo deciso di rinnovare il mio guardaroba. Lo so, avrei potuto dire look, ma poi avrei concesso troppo agli anglismi e, allora, ho preferito restare su un lessico più nostrano. Insomma, mio fratello poteva solo oggi pomeriggio e quindi ci siamo avventurati per negozi di ogni genere, ma soprattutto abbigliamento. Già, perché avere uno stile proprio, essere riconoscibili e distinguersi un po' non è così semplice, in particolare per me che ho costante necessità di una consulenza. E poi cambiare vita, abitudini, registri: l'anno nuovo mi pareva un buon pretesto per questo. Ecco, non avevo calcolato che oggi cominciavano i saldi e quindi ci siamo ritrovati nella confusione del primo giorno. C'è sempre un primo giorno e l'ho pagato in termini di file, di scarsa riservatezza, di follia collettiva. Io poi volevo solo un completo per potere andare in giro come si deve e con chi voglio, magari a un pranzo o a una cena di gala, a un concerto o anche semplicemente fare una passeggiata. Qualche cosa ho preso, ma credo che sia solo la prima puntata...

Copyright foto e testi (C) Federico Cinti 2018

giovedì 4 gennaio 2018

Anima e coro. Autoritratto

Il migliore di tutti, il più intonato
tra le quattro sezioni, il più scaltrito
nei canti che da sempre si è cantato
leggendo o non leggendo lo spartito

che, per altro, non usa, assai dotato
di memoria com’è, tanto erudito
che ciascuno rimane impressionato
se ha la fortuna di averlo sentito

in una sua superba esecuzione
di un corale, di un cantico o di un testo
o in qualche sua altra splendida lezione,

sempre capace del più ardito gesto
per aiutare tutte le persone,
è il sommo Federico, il più modesto.

Casalecchio di Reno (Bologna), Natale 2015


No, no, è più forte di me: non ce la faccio a non riproporre il mio autoritratto, quello dico scritto per "Anima e coro" (Natale 2015), il magnifico libercolo che ho scritto per gli altri amici cantori. Insomma, non faccio per vantarmi, ma la dote che tutti mi riconoscono è l'umiltà, di cui ho preso l'abitudine di fare parecchi bagni al giorno. Oh, a parte gli scherzi, l'unico modo efficace che ho escogitato per parlare di me in modo non scontato o patetico è stato attraverso l'ironia. Sì, lo so, è un gioco sottile, che magari non tutti colgono al volo; ma proprio per questo mi piace sempre costruire sulla leggerezza dell'essere. E gli altri? Gli altri che dicano pure: non mi spavento troppo... Mi ero messo anche dalla parte dei bottoni, come si suole ripetere, chiedendo a una bravissima disegnatrice, Martina Fari, una caricatura per ciascuno. Oh, io sono stato ritratto come il sommo vate, come Dante, con il rotolo di pergamena in mano, intento a comporre i versi immortali. Ed è stato, chiaramente, un grande onore per me.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Copyright immagine: Martina Fari

"Cantiamo ancora insieme il Natale"


Presentazione del mio coro

È questo il nostro coro sgangherato
e questi siamo noi, che abbiamo detto
sì a Chi nel suo mistero ci ha chiamato
a un servizio di certo non perfetto,

ma svolto in gratitudine, prestato
in umiltà e letizia con rispetto,
come atto di preghiera a lui innalzato
e offerto come incenso al suo cospetto,

e doniamo così la nostra voce
per cantare le lodi del Signore,
che salva il mondo intero con la croce

e cambia in gioia vera ogni dolore
di questa vita spesse volte atroce,
se a lui apriamo con fiducia il cuore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 4 gennaio 2018


Ieri sera, 3 gennaio 2018, abbiamo partecipato alla quinta rassegna dei cori (purtroppo non tutti) di Casalecchio, intitolata «Cantiamo ancora insieme il Natale» (clicca sul link per leggere la descrizione). Se il Natale ha senso, beh quel senso va trovato proprio nella nascita di un bimbo indifeso, che è Gesù, il Figlio dell'Altissimo, che diventa uomo. Questa è la nostra storia, questa è la storia della salvezza e non si può non essere felici e non far festa per questo: tutto il resto è contorno. E chi è felice canta, canta la sua felicità. 

Eravamo sei cori in tutto, ognuno con la propria sensibilità e le proprie forze. Capitò un anno, però, il Natale 2015, che il nostro direttore mi chiese di leggere un mio sonetto dedicato al coro. Già, perché quella volta avevo regalato ai cantori un libretto, intitolato "Anima e coro", che alludeva ovviamente alla nota canzone napoletana, "Anema e core". Oh, non era stato l'unico titolo cui avevo pensato... il primo, e più scontato, era "Caro coro", scartato per l'ovvietà; mi ero riservato di tenere "Coro 'ngrato" per un'eventuale seconda puntata, che non so se farò mai, anche se non è mai detta l'ultima parola. 


La parrocchia che ospitava l'evento era quella di San Biagio, che quest'anno compie pure il venticinquesimo anniversario della fondazione. Una festa in grande stile, quindi, un momento del tutto particolare per avere il cuore lieto e attento ai bisogni degli altri, di tutti gli altri. Il cuore davvero mi si è riempito di tenerezza e soddisfazione.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Foto di G.G. e Federico Cinti



mercoledì 3 gennaio 2018

A Marco Tullio Cicerone

Oggi, nel centosei prima di Cristo,
nei pressi dell’odierna Frosinone,
su cui naturalmente non insisto
evitando l’ennesima questione,

per volontà dei fati (o altro imprevisto),
nasceva Marco Tullio cicerone,
autore insuperato, sommo acquisto
di Roma e dell’italico sermone.

In questi pochi versi lo rammento
per il suo eccelso stile d’oratore,
per il suo incalcolabile talento,

e mi distraggo appena dall’amore
che senza tregua avverto ogni momento
per la dolce ragazza del mio cuore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 3 gennaio 2018


Ah, non può passare questa  giornata senza che io ricordi che in quel di Arpino, il 3 gennaio del 106 a.C., nacque il più grande degli autori latini, Marco Tullio Cicerone. Il resto non conta né – credo – m’interessa, perché la sua voce ha il sapore del mio ginnasio e del mio liceo, una sorta di madeleine, oggi che anche io sono passato a insegnare la più bella di tutte le lingue, che altro non è se non appunto quella di Cicerone. Confrontarsi giorno per giorno con lui e gli altri autori è un esercizio di vita, un dialogo, un nutrimento che mi auguro non mi venga mai tolto. Insomma, mi auguro di potere essere ancora accompagnato da chi ha fatto l’Europa nei modi, nei toni, nelle sfumature di un pensiero che adesso e per sempre è diventato il mio. E il discorso vale pure per gli altri autori…

Oh, del resto lo studio è il mio piccolo rifugio: lo è sempre stato e m’auguro che sempre lo possa essere . È l’insegnamento più grande della mia insegnante del ginnasio. A mano a mano che si cresce, riaffiorano alla labile memoria i frammenti di un essere che quasi si credeva perduto, un’eco d’un’eco lontana, il sogno smarrito in un sogno evanescente. E così ho voluto rendere omaggio anche al mio Catullo, all’epoca dei fatti acerrimo nemico dell’Arpinate (così almeno pare nel carmen XLVIII). Ho alluso al Veronese (oh, ma è proprio vero: solo Cesare era romano de Roma), quando canta, rivolto al famoso “passero della sua ragazza”: «Tecum ludere sicut ipsa possem / et tristis animi levare curas!» (da me tradotto: “Potessi io come lei con te giocare / e togliere dal cuore i tristi affanni!”).
Ecco, quando posterò la traduzione del carmen II di Catullo, forse il mosaico si ricomporrà del tutto…  

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagini: Project Gutenberg's Young Folks' History of Rome, by Charlotte Mary Yonge (1823-1901)
Pieriogrio  Mariniello, Panorama di Arpino vista dall'acropoli, Wikipedia

martedì 2 gennaio 2018

E l'amicizia...

De amicitia Fridericus

Conoscersi è conoscere, passare
tempo assieme agli amici, in compagnia
di chi ti sa capire, consolare
se succede qualcosa sulla via

eventualmente, di chi sa apprezzare
quel che davvero sei, comunque sia,
senza volerti troppo criticare
per gli sbalzi d’umore o fantasia:

essere amici autentici è il rispetto
di quel che non sei tu, di quel che sono
gli altri, anche se hanno un piccolo difetto,

spesso anche grande, a volte fuori tono…
insomma l’amicizia, va pur detto,
tra tutti quanti è certo il più bel dono!

Casalecchio di Reno (Bologna), 24 ottobre 2017


Le ho soprannominate “le amiche indiane”, per quella passione che le ha portate per la seconda volta, quest’estate, a fare un viaggio proprio sulle rive del Gange. Si sono ricordate anche di me, regalandomi una bella pashmina, di cui vado molto fiero e che sfoggio nelle grandi occasioni. Mi sono sdebitato scrivendo loro un libercolo in cui le descrivevo, a mo’ di ritratto, in un sonetto per ciascuno e per premessa ho composto i versi che oggi posto sul blog. Avevo pensato di dar loro un titolo altisonante, come Fridericus sive de amicitia, ricalcando il dialogo di Cicerone, Laelius sive de amicitia, ma poi ci ho ripensato per non essere un trombone. Voglio sottolineare solo che tengo moltissimo a queste amiche, come agli amici in generale, che sono davvero uno dei tesori più preziosi che esistano. Cose scontate? Beh, anche ricordarlo ogni tanto è giusto.


Copyright foto e testi (C) Federico Cinti 2018


lunedì 1 gennaio 2018

All'inizio dell'anno

Un sospiro hanno i giorni da venire
impalpabile, l’ansia delle cose
da cercare, da avere, da finire,

un profumo dolcissimo, l’inquieta
precarietà di cogliere le rose
offerteci con l’anima più lieta,

la voglia di resistere al tramonto
del sole occiduo all’ultimo miraggio
dell’orizzonte, dove il cuore è pronto
a continuare ancora il lungo viaggio. 

Casalecchio di Reno (Bologna), 1 gennaio 2018



Non è che un augurio possa migliorare le cose, questo è chiaro: lo sappiamo tutti, lo so pure io. Avere, tuttavia, uno spirito pronto ad affrontare le circostanze che via via si devono affrontare, beh... aiuta parecchio a non cadere nel cupo crogiuolo della sfrenata inerzia, per parafrasare un po' il buon Orazio. Oggi comincia un anno nuovo ed è giusto essere propositivi: anch'io lo sono e soprattutto lo voglio essere. Insomma, richiamo a me stesso la necessità di mettermi in gioco, soprattutto se mi trovo dinanzi a situazioni cui ragionevolmente posso dire di sì. Ecco, il mio augurio è quindi di avere sulle cose il giudizio dettato dalla ragione e illuminato dal cuore. Non esiste tramonto cui non segua un'altra aurora luminosa.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Ahlea, Sunset, Flickr

Tu es florum flos

Ecco un fiore gentile e delicato
di parole, d’immagini, pensieri,
un fiore buono, semplice, sbocciato
con purissimi petali leggeri,

un fiore senza tempo, appena nato
nel crudo inverno tra gli sterpi neri,
un fiore fresco, un fiore profumato,
forse più vero anche dei fiori veri,

ecco un tenero dono di dolcezza
per te, ecco un dono fatto con il cuore,
ecco un dono alla lieve tenerezza

di chi è tra tutte quante la migliore,
un dono alla mirabile bellezza
di te che sei tra tutte il più bel fiore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 1 gennaio 2018


Oggi mi sento un po’ importante anche io, perché l’antifona d’ingresso è d’un poeta, Sedulio: «Salve, Madre santa, tu hai dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno». Oggi è il giorno di Maria, sempre Vergine e feconda, madre e figlia del Signore, il fiore dei fiori (florum flos). L’anno civile quindi si apre col saluto a chi ha donato agli uomini la salute del cuore, la salvezza. Questo è forse il più grande di tutti gli auguri che ci possiamo fare: operare per il bene comune, che è la salvezza di tutti, e lavorare quindi per la pace, di cui Maria è la prima operatrice.

Ci tengo, però, a dire che sarebbe stato possibile intonare un’altra antifona, quella che ricorda che Gesù, la luce oggi rifulsa su di noi, il Principe della pace, è nato: «oggi su di noi splenderà la luce, perché è nato per noi il Signore; Dio onnipotente sarà il suo nome, Principe della pace, Padre dell’eternità: il suo regno non avrà fine» (cf. Is 9,2.6; Lc 1,33). Il nostro coro l’ha proposta come canto di comunione, nella versione di Rob Peters, molto meditativa e ieratica. Mi piacerebbe farne sentire la registrazione, ma è autore contemporaneo e pertanto non ne ho trovate esecuzioni libere. Dovremmo forse registrarla noi… 

Del resto, il canto all’interno della liturgia non è contorno, ma ha una precisa funzione, perché dotato di santità e bontà di forme. Per questo oggi ho voluto ispirarmi a un canto molto bello, Nitida Stella, in cui si dice che tanto Maria quanto Gesù sono ‘il più bello dei fiori’.

Non vi è altro da aggiungere, allora, se non il mio augurio di un anno di pace. 



Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Carlo Maratta (1645-1713), Madonna con Bambino e San Giovanni, National Museum of Fine Arts, La Valletta, Malta.