mercoledì 20 dicembre 2017

Sostando al Margherita

Si è inciampata qui spesso la mia vita,
se per sbaglio non so, per accidente
forse della fortuna divertita
può pure essere, qui, tra questa gente

già stanca oltre ogni dire o di sfuggita
troppe volte per poco o anche per niente,
si è trovata a fermarsi al Margherita
a prendere un caffè possibilmente

fatto con tutti i crismi, come Dio
comanda, dalla Cinzia, a chiacchierare
assorti in mezzo al querulo brusio

di un mondo ormai incapace di trovare
un luogo in cui affermare il proprio io
tra cose e tra persone molto care.

Casalecchio di Reno (Bologna), 21 settembre 2017

Sotto il portico di Palazzo Quadri mi piace, ogni tanto, sostare a riflettere, ad ascoltare il suono della strada che procede initterrottamente. Sotto quel portico c'è il Caffè Margherita, dove tutto è così da sempre, almeno per quanto ne so io. Alla fine delle lezioni, a giugno, da qualche anno ho preso l'abitudine di portare là le mie classi per una colazione. Molti ragazzi non sanno, ma poi restano come incantati dal luogo, quel luogo dell'anima, così semplice eppure così particolare. Non so, non c'è una ragione che mi spinga a fermarmi. Forse avviene così quando l'abitudine si fa a poco a poco rito.


Copyright testi e foto (C) Federico Cinti 2017





Ritratto di Mauro, lo storico barista del Caffè Margherita di Casalecchio

Simile a un vecchio gatto un po’ sornione
dopo le scorribande di una vita,
dal corridoio angusto del bancone
nel suo storico bar, il Margherita,

sonnecchiando per finta o professione
agli occhi di una fauna divertita,
di cui sa con estrema precisione
ogni minima cosa, anche proibita,

Mauro dà sfogo alle sue turpi voglie
culinarie con piatti da trattore
inventati con arte dalla moglie

e narra come un fine dicitore
le storie altrui, raccolte sulle soglie
del suo antico Caffè per ore e ore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 16 agosto 2016


E il Caffè Margherita dopo il ponte del Reno, se si viene da Bologna, sotto il portico di sinistra? È per me un luogo dell’anima ormai. E dire che ci capitai quasi per caso, anche se sono vissuto da sempre a Casalecchio. Per tre quarti della mia vita, del resto, e non fatico a confessarlo, per me non c’era molto più che la Croce. Casalecchio? Sì, il mio comune, andando a destra per la Porrettana: nulla di più. Poi presi servizio al Liceo Leonardo e divenni – credo per sbaglio – consigliere comunale. Ecco che un giorno entrai al Margherita, dicendo forte, come mio solito: «Ma qui la porta non è a norma!».
Il barista era lì, nel solito tavolino di sinistra, con qualche avventore di quelli soliti. Mi fece entrare, ma mi disse che, se volevo, potevo stare anche fuori. Insomma, avevo conosciuto Mauro Ventura. La battuta non gli mancava, il bolognese nemmeno: a dirla in breve, era perfetto. Nel tempo compresi che aveva una parola per tutti. Addirittura, quando decise di fare un libercolo per i 130 anni del suo storico locale, mi chiese di fargli un ritratto in versi. Non seppi dirgli di no e così idealmente chiusi la magnifica pubblicazione con foto e testo. Il 20 dicembre 2016 lo si presentò alla Casa della conoscenza, la nostra bella biblioteca praticamente di fronte al Margherita, e io ero uno dei relatori… un grande onore, non lo nego e oggi lo dico con un po’ di malinconia.
Quando Mauro nel febbraio 2017 è venuto a mancare, ho sentito distintamente che un pezzo di Casalecchio, della mia Casalecchio, se ne era andato con lui. Certo, a noi resta la memoria e il desiderio di continuare a frequentare il suo Caffè con tutte le foto più o meno storiche, testimonianze di un passato e di un presente che copre idealmente tre secoli. Sì, perché ci si va ancora a cercare un rifugio o una pausa da quello che siamo o che dobbiamo essere.
Io ho il mio angolino riservato, sulla destra, nel pertugio che porta alla saletta delle grandi occasioni. Mi piace andarci con la mamma, gli amici o gli studenti a parlare di tutto (e anche di niente), a farmi leggere il giornale e a fingere di essere intellettuali di una certa raffinata caratura. Insomma, non ne posso più fare a meno. Poi, che gli altri dicano, ma quello è proprio il mio bar. 

Qui (clicca sul link) trovi un articolo sulla presentazione del libro dedicato ai 130 anni di storia del Caffè Margherita il 20 dicembre 2016.
Qui sotto trovi l'articolo pubblicato dal Resto del Carlino.












Copyright testi e foto in alto (C) Federico Cinti 2017

martedì 19 dicembre 2017

Per gli amici di Clown 2.0


Fragile nell'attesa del Natale
la nostra umanità spesso ritrova
la sua essenza più vera, più reale,
aprendosi al sorriso che rinnova

il desiderio, oltre qualsiasi male
di vivere: nell'anima si prova
prepotente il bisogno naturale
di essere noi per gli altri, anzi si cova

una felicità che è già speranza
germogliata nell'intimo del cuore
di superare l'ultima distanza

per liberarsi adesso dal grigiore
indiferente d'una tetra stanza
donando a chi non l'ha un giorno migliore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 
19 dicembre 2017



Una goccia, una goccia scava il sasso della distrazione o della disattenzione (non mi piace dire dell'indifferenza). Questo oggi è capitato a me, quando Chiara è venuta a salutarmi e mi ha parlato di Clown 2.0 (clicca sul link), associazione benefica e meritoria di cui fa parte. Mi è piaciuta molto l'idea dell'associazione di animare in ospedale qualche momento della vita dei piccoli pazienti, regalando loro un sorriso e una pausa dalla sofferenza. Ho contribuito nel mio piccolo, nel mio niente, comprando un paio di pandori, che a mia volta voglio regalare per diffondere un modo di essere per gli altri.

Copyright testi e foto (C) Federico Cinti 2017

Non so che cos'era

Non so che cos’era, ma c’era
dovunque per l’aria dintorno
nel bar una strana atmosfera
al muoversi immoto del giorno

già pronto all’ennesima sera
laggiù sull’azzurro contorno
dei mondi, in cui tutto si avvera
con ciclico, eterno ritorno,

non so cosa c’era, ma noi
abbiamo parlato due ore
dei fatti un po’ miei, un po’ tuoi,

abbiamo sperato di cuore
venisse, e verrà, prima o poi
un tempo davvero migliore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 3 agosto 2016





Al Caffè Anna della Croce, quest'oggi, ho incontrato Chiara, una mia ex-studentessa che è venuta a salutarmi e a farmi gli auguri di Natale. Era un po' che non ci si vedeva, perché dopo il liceo la vita diventa frenetica, soprattutto se sei fuori sede. Ci si confronta un po' su mille cose, a dire in fondo che finito il rapporto formale tra docente e discente ne può iniziare un altro di più cordiale e franco rispetto reciproco. E così, spulciando tra le cose che avevo scritto, ho trovato un sonetto d'un paio d'anni fa da cui emerge sullo sfondo un nostro dialogo: aveva appena finito il liceo e si guardava - come si suol dire - in giro. Un po' di malinconia viene a pensare che le cose sono tanto cambiate... anch'io mi sento, e di fatto sono, molto cambiato, tanto che mi pare di vedermi da fuori, come in uno specchio.

Copyright testi e foto (C) Federico Cinti

Il caffè con Roberto

Nel gelido cristallo mattutino
trafitto dall’insolito chiarore
di un nuovo giorno limpido cammino

in attesa che capiti il prodigio
inaspettato a riscaldarmi il cuore
intirizzito tra il cemento grigio,

e a un tratto ecco il saluto d’un amico
non più visto da tempo, ecco germoglia
un’altra volta un altro Federico
al di là d’ogni limite, ogni soglia.

Casalecchio di Reno (Bologna), 19 dicembre 2017



Che strano rincontrare, quasi per caso, un amico che non si incontrava da tempo: è come ritrovare qualcosa di molto prezioso che si era smarrito, involontariamente, e non si sapeva più dov'era. Mi è capitato proprio così, questa mattina, mentre uscivo di casa: apparentemente un giorno simile a mille altri, poi Roberto, un amico che mi chiama e m'invita a prendere un caffè per farci gli auguri di Natale... Lo so, nulla di speciale, ma solo il regalo più bello che si possa avere per le feste. E così è tornato a splendere il sole attraverso un'aria gelata.

Copyright testi e immagine (C) Federico Cinti 2017

lunedì 18 dicembre 2017

Il nettare di Neera

Janus Secundus (1511-1536), Basium IV

Non dà baci, dà nettare Neera,
dà all’anima fragranze rugiadose,
dà nardo e timo assieme a cinnamomo,
e miele quale colgono le api
sull’Imetto o tra rose di cecropia,
e qua e là cinto da virginee cere
proteggono di vimini in un cesto.
Se molti me ne dai da divorare,
subito in essi diverrò immortale,
e degli immensi dèi godrò il banchetto.
Ma risparmia, risparmia un tale dono,
o fa’ che tu con me sia, Neera, dea!
Mense di dèi senza di te non voglio,
neppure se dee e dèi, escluso Giove,
mi fanno re dei rutilanti regni.


Casalecchio di Reno (Bologna), 18 agosto 2017


Basium 4
Non dat basia, dat Neaera nectar,
dat rores animae suaveolentes,
dat nardumque, thymumque, cinnamumque,
et mel, quale iugis legunt Hymetti,
aut in Cecropiis apes rosetis,
atque hinc virgineis et inde ceris
saeptum vimineo tegunt quasillo.
Quae si multa mihi voranda dentur,
immortalis in iis repente fiam,
magnorumque epulis fruar deorum.
Sed tu munere parce, parce tali,
aut mecum dea fac, Neaera, fias:
non mensas sine te volo deorum:
non si me rutilis praeesse regnis,
excluso Iove, di deaeque cogant.



So che non si dovrebbe fare, ma ogni tanto scivolo nella tentazione di rileggere i miei lavori, in particolare le mie traduzioni. Non si dovrebbe fare, perché tradurre è come guardare lo specchio: chi si riflette cambia costantemente, lo specchio resta sempre uguale.
Insomma, mi è venuta voglia, dopo la recente uscita della mia Saffo, di ripescare le versioni poetiche che avevo approntato nel 2003 in preparazione di una pubblicazione per il convegno internazionale sul petrarchismo europeo (nel 2004 ricorreva, infatti, il settimo centenario della nascita di Francesco Petrarca). Avevo preparato con grande zelo la sezione dei poeti neolatini italiani ed europei per l'antologia, pubblicata dalla Rizzoli di Milano, dal titolo Petrarchisti europei del cinquecento (a cura di Anselmi, Forni, Elam e Monda), e ne ero anche molto soddisfatto.

Ecco, in particolare, sono andato a cercare alcuni testi dei Basia di Jan Second Everaerts (Secundus, 1511-1536), perché straordinariamente legati ai mille baci del mio Catullo… Una delusione così non la provavo da tempo: mi sembrava di leggere la traduzione d’un altro. Poi ho realizzato che, effettivamente, nel 2003 ero davvero un altro e non ho potuto fare a meno di rifare la traduzione di questo mirabile poeta olandese, morto giovanissimo. Intendiamoci: quel che avevo fatto allora andava benissimo, non vi erano errori di sorta. Ma io, quell’io di allora, non la riconoscevo più come mia. Ho sentito quindi la necessità di rifarla per liberarmi come di un peso insopportabile. Magari, prossimamente, proporrò altri Basia di Secundus e – perché no? – anche di altri poeti neolatini. 

Copyright (C) Federico Cinti 2017

domenica 17 dicembre 2017

Nella terza domenica d'Avvento

Gioisco pienamente nel Signore
che viene a proclamare la notizia
della salvezza agli uomini dal cuore
in attesa del Dio della letizia,

perché germoglia nel deserto il fiore
della mia vera gioia, la mestizia
cede per sempre il passo all'interiore
felicità più trepida, propizia,

e così prego con perseveranza
che la luce raggiunga ogni confine
dell'anima e del mondo in abbondanza,

e oltre le vie contorte, oltre le spine
del quotidiano vivere che avanza
di nuovo sono grato senza fine.

Casalecchio di Reno (Bologna), 17 dicembre 2016



Oggi è la domenica Gaudete, la domenica della gioia, come dice san Paolo nell’antifona d’introito, scelta ovviamente non a caso: « Gaudete in Domino semper. Iterum dico: Gaudete! » (Fil 4, 4). Con il coro di cui faccio parte abbiamo proposto un canto medievale, a mio avviso molto bello, il cui ritornello è: Gaudete, gaudete: Christus nascetur ex Maria virgine. Gaudete!


Per farsi un’idea, qui (clicca sul link) lo si può ascoltare, anche se cantano Christus est natus e non Christus nascetur, perché propone la forma del tempo di Natale e non d’Avvento, che è il tempo dell’attesa.

Mi è piaciuto quel che afferma san Paolo nella seconda lettura: bisogna gioire, bisogna pregare ed essere grati, un po’ come il Magnifica che si canta come salmo responsoriale. 
Certo, mille altre cose potrei dire, ma non sono un liturgista: sono solo uno che si stupisce di come ogni giorno il miracolo della salvezza si riproponga nella sua bellezza all’uomo, come il sole che risorge. 

Copyright (C) Federico Cinti
Immagine: Joseph Mallord William Turner, Light and Colour (Goethe's Theory) – The Morning after the Deluge – Moses Writing the Book of Genesis (Luce e colore (la teoria di Goethe) – Il mattino dopo il Diluvio. Mosè scrive il libro della Genesi), 1843.