lunedì 4 dicembre 2017

Nella pausa caffè



A poche cose non mi so sottrarre
tra le mille, infinite costrizioni
di un mondo dalle regole bizzarre
e in grado di creare situazioni

contorte, spesso simili a gazzarre
insensate, impossibili nei toni,
mentre si va dal Reno al Manzanarre
per citare il simpatico Manzoni:

l’una d’esse è il caffè, quello che passa
purtroppo lo scolastico convento
in una qualità sempre più bassa,

che ti rende però il cuore contento
con quella sua dolcezza di melassa
dove affogare ogni intimo tormento.


Casalecchio di Reno (Bologna), 4 dicembre 2017


Non so, ma mi devono sempre ritrarre in momenti rubati alla quotidianità? Oh, anche questa è scuola... questa mattina l'amico Paolo mi ha fotografato mentre prendevo il mio macchiato alla macchinetta. Del resto, è quello il momento in cui si scordano tutte le preoccupazioni, le angosce, le corse dell'ultimo minuto, proprio come il buon Catullo, che voleva giocare col famoso passero: "potessi io, come lei, con te giocare / e togliere dal cuore i tristi affanni" (carm. II 9-10: «tecum ludere sicut ipsa possem / et tristis animi levare curas»). Insomma, è proprio vero: al caffè non si comanda...

Copyright (C) Federico Cinti 2017

domenica 3 dicembre 2017

Nella prima domenica d'Avvento

Il tempo si fa breve nell’attesa
del Signore che viene a rinnovare
la speranza dell’anima, sospesa
nel silenzio insondabile, a vegliare

come pensosa lampada che accesa
rompe l’oscurità per preparare
la festa più grandiosa, già protesa
alla felicità dove restare

appagati per sempre nella pace
superato ogni limite del cuore
che grida la sua gioia, che non tace

davanti all’assoluto lo stupore
di trovarsi lì, d’essere capace
di godere per sempre del suo amore.

Casalecchio di Reno (Bologna), 3 dicembre 2017



Oggi, che è la prima domenica d'avvento, la liturgia ripropone le parole di Gesù: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento». Certo, è un tempo d'attesa e di speranza, di preparazione e di compimento, in cui bisogna essere pronti con le lampade accese nella notte, come le vergini sagge che aspettano lo sposo. Anch'io voglio risvegliare in me quest'attesa... è l'ora della luce che squarcia le tenebre.

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Foto: R. Kennison, Le vergini sagge e Gesù Cristo, facciata della cattedrale di Strasburgo



La casa del ragno

Sull’ex-galoppatoio, dove muore
via Carracci, una strana abitazione
sorge a un tratto, una casa singolare,

come dimenticata, di colore
oscuro, ma un oscuro di mattone
con sopra un grande ragno a meditare

nessuno sa che cosa, indifferente
al continuo passare della gente. 

Casalecchio di Reno (Bologna), 13 agosto 2017


Che cosa ci faccia un enorme ragno sulla facciata di quella casa, beh, a essere sincero, non l'ho mai capito. La cosa certa è che chi passa da lì, non solo io, se lo chiede. Sì, il padrone di casa mi ha spiegato qualcosa, ma il mistero si è solo infittito tra le mie poche idee ben confuse. Quello che ora so è questo, che per tutti è ormai la "Casa del ragno", vicino alle scuole elementari della Croce, lungo l'ex-galoppatoio, e che non le si riesce a stare indifferenti.


sabato 2 dicembre 2017

Al di qua della cattedra

Al di qua della cattedra sto io
e i miei pochi strumenti del mestiere,
il mio bastone, il mio cappello, il mio
netbook e poco più, e da sedere

o passeggiando impavido, do avvio
alle lezioni, quasi mai leggere,
ma con aria saputa il tutto spio
cercando di capire e di vedere

cosa agiti la classe in quel momento,
senza astenermi mai, o quasi mai,
dal fare una battuta o un mio commento,

e di tutti, più o meno, so oramai
l’ingegno, la virtù, il temperamento,
i disagi, le angosce, i drammi, i guai.


Casalecchio di Reno (Bologna), 5 maggio 2013

Non so mai gli studenti come mi vedano o che cosa pensino di me e, in verità, non è poi nemmeno così importante: ciascuno di noi ha il suo ruolo nella vita. A me è toccato quello del docente di liceo. Ho provato a guardarmi dall'esterno, ma è molto difficile decentrare il proprio punto di vista, anche se so che è un esercizio molto utile. Di solito mi riesce molto più facile ritrarre gli altri ed è questo il motivo per cui, alla fine di ogni quinta, provo a regalare un ritratto in versi agli studenti: in questo modo, ognuno ha un ricordo di sé, degli altri e pure di me. Quell'anno, ed era il 2013, siccome la classe mi piaceva particolarmente (una delle migliori che ho avuto, oserei quasi dire), tentai anche un mio ritratto, che ripropongo adesso. Mi rileggo e mi rivedo: non sono cambiato molto. Del resto, come diceva già il buon Seneca, a scuola andiamo tutti per imparare e per insegnare ("Mutuo ista fiunt, et homines dum docent discunt", Seneca, "Epistulae morales ad Lucilium", I, 7, 8).

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Foto di E.L.

In un giorno di scuola

Stamattina, un’angelica fanciulla,
con voce lieve e timida espressione,
con quella pacatezza che trastulla
gli animi saggi, dopo la lezione,

in due e due quattro, come fosse nulla
la sua bimillenaria tradizione
di vate e la sua fama arida e brulla,
mi ha frantumato il povero Marone:

«È un po’ noioso!». E sono andato via
barcollando qua e là, quasi stremato,
in preda alla tristezza e all’afasìa.

Mi sono preso il solito macchiato
con una palla, per la glicemìa,
e lemme lemme, poi, ci ho riprovato.


Casalecchio di Reno (Bologna), 24 settembre 2012


Questa mattina leggevo Virgilio, in particolare un passo delle "Bucoliche" che mi piace molto. Gli studenti mi parevano interessati, almeno a giudicare dal silenzio che regnava in quel momento. Oh, ero anche soddisfatto, come quella volta malaugurata in cui, proprio dopo la lettura dello stesso passo, chiesi: "Che ve ne pare, allora, di Virgilio?". Beh, una ragazza mi dice: "Sì, certo, ma è un po' noioso...". Ho salutato in fretta e furia alla ricerca di un caffè ristoratore, un caffè macchiato, quello buono delle macchinette, la solita "bevanda al gusto di caffè". Non ho voluto addolcirmi troppo la pillola, però, e allora ho lasciato solo una pallina di zucchero...

Copyright (C) 2017 Federico Cinti

Foto: Statua di Virgilio a Piazza Virgiliana a Mantova, di Giovanni Bufalo


venerdì 1 dicembre 2017

Non so più ricordarmelo

Era il grigio diluvio di una sera
di fine autunno a luci quasi spente
nell’anima, una torpida atmosfera
in cui ogni altra realtà sembrava assente,

era starsene immoti, era o non era
non so più ricordarmelo, era niente
o una cosa che più, non è più vera,
se poi lo è stata mai semplicemente,

ma mi hai telefonato e tutto quanto
ha cambiato in un attimo colore
tornando come a vivere d’incanto,

ma mi hai riempito con il tuo calore
così sincero, e no, tu non sai quanto
mi ha riempito di gioia e di stupore.


Casalecchio di Reno (Bologna), 1 dicembre 2017


Alle volte si langue, nella sera, quando il giorno si spegne a poco a poco, soprattutto in questi giorni così tetri di nebbia, di pioggia, di un diluvio nell'anima... Ma sono gli occhi che vedono l'opaco, le mani che sentono il freddo e l'umidità, il naso che respira la malinconia greve delle foglie morte e del muschio. Ed ecco, squilla il telefono, come da una remota lontananza, ed è chi tu speri e che pure non t'aspetti, e a un tratto tutto il cupo svanisce per incanto.

Copyright (C) Federico Cinti 2017

Auguri, Alice!

E ti trovi a capire che la scuola
non è soltanto un’ora di lezione
dopo l’altra, un momento che ti vola
non si sa come in una spiegazione

che non segue nessuno, una parola
detta o ridetta un po’ a ripetizione
senza pensarci su, una volta sola
o mille, spesso senza un’emozione,

quando fai festa con i tuoi studenti,
come oggi mi è successo con Alice
per il suo compleanno, quando senti

che c’è assai più di quello che si dice
dentro quei quattro muri decadenti
e ti senti anche tu, anzi sei, felice.


Casalecchio di Reno (Bologna), 1 dicembre 2017



Oggi insegnare, a qualsiasi livello, è compito arduo o forse lo è sempre stato, ma il tempo che si vive è sempre il peggiore (o il migliore, a seconda dei punti di vista), se già il buon Cicerone tuonava nel 63 a.C.: "O tempora! O mores!". Ecco, diciamo che insegnare non basta: bisogna vivere quel che s'insegna, perché le varie materie sono a un tempo fine e mezzo. Oggi che in una mia classe si festeggiava il compleanno di Alice ho ritenuto giusto offrire ai miei studenti, che altro non sono se non miei compagni di viaggio, un momento di condivisione, mangiando assieme a loro una fetta di ciambella alla cioccolata... Può essere che si scordino chi sia Virgilio o Ariosto, ma di quella fetta spero mantengano sempre il ricordo, e con essa di me.

Copyright (C) Federico Cinti 2017