giovedì 18 ottobre 2018

A san Luca evangelista



Eri medico, Luca, per sanare
le malattie degli uomini e il Signore
ti ha chiamato magnanimo a narrare
il suo santo Vangelo dell’amore;

eri pittore, Luca, per ritrarre
la bellezza infinita del creato
e il Creatore ti ha scelto per attrarre
al suo disegno l’uomo sfiduciato;

eri storico, Luca, delle azioni
della realtà di questo mondo inquieto
e Cristo tra i suoi primi testimoni
ti ha inviato a dare il proprio annuncio lieto;

eri già santo, Luca, in compagnia
degli Apostoli ardenti della Chiesa
con la beata Vergine Maria
di cui fosti il custode e la difesa,

e adesso ci sostieni nella fede
nel Signore Gesù, nel Padre buono,
nello Spirito Santo che procede
da lui per elargirci ogni suo dono.

 Casalecchio di Reno (Bologna), 18 ottobre 2018

A Bologna il giorno di san Luca è preso molto seriamente, perché attribuita a tale santo è la sacratissima icona della Beata vergine Maria con Bambino, attribuita proprio a Luca evangelista. Che Luca fosse pittore è tradizione molto antica, tant’è vero che oltre all’icona venerata nel Santuario appunto della Madonna di San Luca se ne conserva un’altra a Roma in Santa Maria Maggiore. Va da sé che per i bolognesi l’icona e la Basilica appartengono all’identità della città: quando ognuno di noi torna a casa da un viaggio, infatti, la prima cosa che cerca di lontano è la cupola della basilica, posta lassù a vegliare sul nostro cammino e sulle nostre case. In questo giorno è d’obbligo, secondo una inveterata tradizione popolare, mangiare le castagne, arrosto o lesse è indifferente (io preferisco quelle arrosto), e vi è pure un proverbio che si ripete di bocca in bocca: Al dé d San Lócca chi à di marón s i plócca, chi an n à brîa as plócca la camîa ("il giorno di San Luca chi ha delle castagne le lecca [le mangia], chi non ne ha si lecca la camicia"). Questo a dire l’attaccamento a san Luca (9-93), il santo Evangelista, che pur essendo nato pagano ad Antiochia di Siria e non avendo conosciuto direttamente Gesù, si converte al cristianesimo e accompagna san Paolo in diverse delle sue missioni e condivide con l’Apostolo delle genti la visione di una buona novella da predicare sino ai confini della Terra. Oltre a essere pittore, come già ho detto, Luca era anche medico e così viene ricordato da Paolo in alcune sue lettere. Ma ciò che più importa è che egli è stato Evangelista e ha redatto oltre al terzo Vangelo anche gli Atti degli Apostoli. E doveva essere anche molto colto, perché nei suoi scritti s’avverte una raffinatezza e un gusto che gli derivano certamente dalla sua buona formazione classica. Altra cosa che mi piace ricordare è che deve aver conosciuto a fondo la madre di Gesù, perché nei primi due capitoli del suo vangelo ricorda fatti così particolari e quasi privati che solo la diretta protagonista o persona molto vicina a lei poteva avergli raccontato. Oggi, quindi, per la Chiesa universale, per la Chiesa di Gesù è una festa veramente grandiosa.
  
Copyright testi(C) Federico Cinti 2018 
Immagine: San Luca - Santuario Madonna di San Luca - Bologna - da raccolta privata 

mercoledì 17 ottobre 2018

A sant' Ignazio di Antiochia - vescovo e martire


Fuoco di carità, testimonianza 
di vita fino all’ultima effusione
di sangue per Gesù, sovrabbondanza 
di grazia nell’estrema perversione

del mondo che perseguita chi crede
e spera nel perdono del Signore,
vescovo santo, prediletto erede
di Giovanni ad Antiochia nell’amore

di Cristo, dei fratelli, della Chiesa,
sottoposto a ogni tipo di tormento
per divenire vittima indifesa
di leoni famelici, frumento

di Dio, perché tu venga macinato
per essere di Cristo pane puro,
alimento celeste consacrato
prima del tuo supplizio ingiusto, duro,

istruiscici, Ignazio, sii custode
assieme a noi del più prezioso dono
del Padre, da cui abbiamo onore, lode,
e salvezza in eterno, Gesù buono.

Casalecchio di Reno (Bologna), 17 ottobre 2018
 

Mi piace pensare che la fiamma di carità che ha spinto il santo vescovo di Antiochia a testimoniare fino all’effusione del sangue, al martirio, la fede in Cristo risplendeva già nel suo nome, in Ignazio, perché ignis in latino non altro significa se non fuoco. E sant’Ignazio di Antiochia (35-107), successore di Giovanni apostolo sulla cattedra di quella chiesa, non ha rifiutato di testimoniare la verità anche nel momento in cui i persecutori lo hanno accusato, lo hanno incarcerato e condotto a Roma perché fosse condotto ad bestias, a essere sbranato dai leoni nei giochi circensi in onore dell’imperatore Traiano. Ma questo non piega la sua fede; anzi, la corrobora, la fortifica, perché gli dà la consapevolezza di poter giungere prima a faccia a faccia con Gesù, suo salvatore. Ignazio arriva a definirsi frumento di Dio: «Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, da cui mi sarà dato di godere Dio. Io sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, perché io sia trovato puro pane di Cristo». Di Ignazio ci restano sette lettere scritte per le comunità che attraversava durante il suo viaggio da Antiochia a Roma e sono un vero tesoro di insegnamento e di dottrina, tanto che Ignazio è definito «Illuminatore». Nel mio piccolo ricordo personale, la prima volta in cui ho sentito parlare diffusamente e con zelo di questo santo è stato durante le lezioni di letteratura cristiana antica, all’università, che teneva don Paolo Serra Zanetti, professore amico e maestro con cui avrei poi approfondito, nella mia tesi di dottorato, le citazioni scritturali nel IV libro dell’Adversus Marcionem di Tertulliano. A Ignazio e a don Paolo, quindi, il mio ringraziamento per la testimonianza di fede e ardore nel Signore. 

Copyright testi(C) Federico Cinti 2018 
Immagine:Ignazio di Antiochia, poss. di Johann Apakass (XVII° sec., Pushkin museum) - da Wikipedia - it.wikipedia.org