Scivola il pomeriggio in un momento,
dentro una lieve nuvola inondata
di sole, vola via, quasi in attesa
di non si sa più che, di qualche evento
simile a una realtà desiderata
nell'anima sognante tutta tesa
a quanto esiste, ma non è presente
se non in questo tendere incosciente.
Casalecchio di Reno (Bologna), 20 giugno 2018
Attendo, così, sul confine che oggi prende le fattezze del balcone di casa, in uno dei giorni più lunghi e assolati dell'anno, mentre il pomeriggio immobile galleggia come una nuvola inondata di luce, attendo che si verifichi quel passaggio impercettibile che ci consegna all'estate. Sì, magari astronomicamente non sarà più tanto esatto, ma che m'importa? Camminare sul confine immaginario di un aldiquà e di un aldilà è impagabile, perché dà il senso a tutto quello che facciamo, come la linea d'ombra che ogni tanto siamo chiamati a oltrepassare nella ciclicità delle nostre azioni, anche le più quotidiane, che rimangono sempre e comunque uniche. E io attendo qui, al di qua di quello che si squaderna al di fuori, nel canto delle cicale, così ostinato e così rassicurante. Tutto è pronto, tutto vibra come una corda tesa. E io m'immergo in questo mondo pieno di luce, d'ansia di essere finalmente nella stagione dell'incoscienza e della trasparenza, quasi in un nuovo inizio. E quest'attesa è come il naufragare dell'anima nella vacanza, della mia vacanza.
Copyright testi e foto (C) Federico Cinti 2018
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