martedì 8 maggio 2018

Sul marciapiede

E avverto la vertigine del cuore
fragile lungo il cordolo gettato
a limitare il corso della via,


lungo il limite dove lo stupore
sconfina nell'eterno immaginato
dal desiderio della fantasia,


finché non è possibile trovare
quasi per caso il punto in cui passare.


Casalecchio di Reno (Bologna), 8 maggio 2018



Ma no, non è paura di cadere, di scivolare da quella piccola linea di demarcazione che è il cordolo del marciapiede, anche se a volte - lo devo confessare - ho pure rischiato che capitasse. Il fatto è che tutto sta in quel segno, in quel confine, che ci separa... sì, ci tiene al di qua (o al di là?) di qualche cosa. Mi pare proprio che sia la condizione umana a essere così continuamente in bilico, quasi tra l'essere e il non essere, tra il qua e il non si sa dove. Ogni giorno m'imbatto in segnali di questo genere, come se qualcosa richiamasse alla mia mente il famoso «non plus ultra», che il buon dante traduce «a ciò che l'uom più oltre non si metta». Nell'uomo l'ansia dell'infinito è consustanziale alla propria natura di creatura e il bello è che l'infinito c'è, esiste, è a portata di mano. Certo, il «non plus ultra» si riferisce al modo di raggiungerlo. Insomma, immerso in questi pensieri, oggi pomeriggio, ho cominciato a camminare in bilico sul marciapiede sotto casa mia, quasi fossi un funambolo improvvisato, un acrobata sul filo del desiderio più grande. Poi qualcuno mi ha salvato, o almeno credo.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Funambolo, Kristin Smith, https://it.freeimages.com/

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