martedì 5 giugno 2018

A Leonina nel settimo anniversario

Ti ricordo così, semplicemente
unica nella sapida ironia
del tuo parlare serio, ma tagliente,
sempre uguale, così, con chicchessia,

senza mai distinzione tra la gente
nota o quella incontrata per la via,
grande com’eri tu, grande docente
d’ingegno acuto, arguta simpatia.

Ti ho conosciuta forse troppo tardi
con la tua voce grave, tremebonda
dopo le corse per i tuoi ritardi

atavici per l’ultima tua bionda
sigaretta, Leonina, che ora guardi
serena la tua pace più profonda.

Casalecchio di Reno (Bologna), 5 giugno 2018


Era l'Ascensione il 5 giugno 2011: mi è rimasto scolpito nella memoria, perché mi è parso quasi un segno inequivocabile del suo desiderio di vedere finalmente a faccia a faccia l'Autore della vita. Già, sette lunghi anni, che pure mi paiono volati letteralmente via. Anzi, quasi non mi sembra vero. Leonina Cupani si può dire che io la conoscessi da sempre, perché era la mamma di due miei cari amici, compagni di scuola. Per me lei era sempre la professoressa, alta, solenne, impettita, ovviamente con la sigaretta in mano. Nell'immagine di bimbo m'incuteva non solo timore reverenziale, ma anche un po' di paura. Sì, era la mamma di Paolo e Luca, ma questo non bastava a placare i miei terrori. Poi, va da sé, crescendo, si capiscono molte cose; oh, intendiamoci, non si capisce mai tutto, ma qualche cosa in più sì. Per uno strano caso delle circostanze, poi, sono diventato insegnante anch'io. Non lo avrei mai detto, eppure sì: quando lei è andata in pensione io ho preso servizio, come in una sorta di passaggio di testimone. Ho ancora sulla mia scrivania il regalo che mi fece per la laurea e, quando lo sfioro, il mio pensiero va a lei. All'inizio non credevo che avremmo potuto avere qualche cosa in comune, anche perché all'inizio si è convinti di sapere tutto. Poi, invece, un anno non riuscivo a trovare nessuno che m'aiutasse a correggere i compiti, anche perché uno straccio di lettore mi serviva e chiesi aiuto a lei, ma non perché io volessi lei. No, le chiesi solo se conosceva qualcuno. Così cominciammo per circa un anno, un anno e mezzo, a trovarci regolarmente per leggere e correggere. Ma fece molto, molto di più. Capitava che era l'anno in cui avevo la mia prima quinta e deve avermi visto visibilmente in difficoltà o, se non altro, un po' impacciato. E allora sì che c'è stato il passaggio di testimone: mi diceva che cosa faceva lei a scuola, mi registrava alcune lezioni e letture, che conservo tuttora come un vero e proprio tesoro. Insomma, mi ha insegnato tantissimo. Ed è così che ho potuto conoscerla come veramente era, perché era incredibile, dotata d'un'ironia formidabile che gareggia quasi con la mia, acutissima e molto arguta. Amava il caffè, quasi come me, e abbiamo fatto lunghe discussioni su di esso. Fumava, fumava molto, come un'intellettuale gemebonda, per citare il suo amato Gozzano, anche se il suo idolo era Leopardi: quando lo nominava, si alzava in piedi in segno di reverenza. Poi, nulla, come succede, la malattia. Anche in quel periodo non è venuta meno la sua vèrve e potrei raccontare mille aneddoti, ma forse non è il momento giusto. Insomma, oggi la voglio ricordare così, viva e forte com'era. So bene che adesso sarà davanti al Signore, in cui credeva profondamente. e questo mi consola.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Ascensione di Giotto (1304-1306), Wikipedia

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