mercoledì 27 giugno 2018

Invito al Giardino poetico. Le Argonautiche di Federico.

Già a partire dal 29 giugno 2018 che è poi venerdì prossimo, apriamo il nostro "Giardino poetico", presso il Teatro dei Venticinque in via Cesare Abba 6a, alle 18:30 per bimbi/e e ragazzi/e, e alle 21:00 per tutti, con replica il sabato 30 negli stessi orari. La domanda cui cercheremo di dare una risposta nelle nostre conversazioni è semplice, almeno in apparenza: che cos'è il viaggio, oggi che si viaggia per turismo, per lavoro o semplicemente per svago? 
Già, via e viaggio hanno la stessa radice etimologica: potremmo dire che la via diventa viaggio. Ma quando ci è stato raccontato per la prima volta? Il mito è la nostra prima fonte autorevole e l'autorevolezza ci è data da chi ha narrato tali miti, ossia i poeti, gli aedi, i rapsodi, gli ispirati dalle Muse, i depositari della memoria di un popolo, quello degli antichi Greci che, assieme ai Romani, hanno elaborato un modo di vedere e concepire il mondo che è alla base della nostra identità. Viaggio significa andare al di là, oltrepassare i confini, i limiti oltre cui non ci si può spingere. 
E il limite più grande di tutti era il mare, quell'infinita azzurrità che divideva le genti tra loro. divisione, certo, ma anche difesa: chi oltre gli dei poteva valicarlo? Uno dei nomi in greco del mare è "pontos" e quel "pontos" si è fatto "ponte" (etimologicamente sono termini connessi tra loro), quando gli eroi capitanati da Giasone, figlio di Esone, re di Iolco, costruiscono la prima nave, Argo, e infrangono quel limite, per andare in Colchide, una terra lontana e quasi sconosciuta, in cui è nascosto il famoso vello d'oro, la pelle dell'ariete Crisomallo, dono del cielo, dono di Mercurio, il messaggero degli dei. 
Il viaggio e il limite, temi quanto mai attuali in un mondo, quello di oggi, in cui non esistono più limiti accettati, e il viaggio, per molti, è diventata condizione esistenziale, perché non esiste più un centro e una periferia, perché tutto è centro e tutto è periferia. Ecco, ripartiamo dai miti, perché in essi ci pare di ritrovare il DNA del nostro essere uomini e donne di un travagliato Terzo Millennio. Insomma, stiamo viaggiando alla scoperta di noi stessi…
Propongo qui qualche mio verso, tratto da una poesia più lunga, per introdurre i temi che andremo a trattare la prima serata.

Il nostro viaggio narra d’una nave,
la prima nave che ha solcato le onde,
nave che si chiama Argo, in cui una trave
magica parla, interroga, risponde,


trave che Atena, dea della saggezza
ha donato agli eroi per la missione
da compiere tra i Colchi con destrezza
sotto la guida forte di Giasone, 


figlio del re di Iolco, Esone, ucciso
dal fratellastro Pelia brutalmente
per usurparne il trono col sorriso
di chi ha sacrificato un innocente. 


Pelia, quando Giasone torna a Iolco
per domandare quello che gli spetta,

ovviamente persevera nel solco
del male già tracciato e, se anche accetta,

chiede in cambio del regno il vello d’oro,
nascosto nella Colchide lontana,
come un inestimabile tesoro, 

in una selva oscuramente strana.   [...]






Copyright (C) Federico Cinti 2018

Immagine: Dosso Dossi, La partenza degli argonauti, 1520 circa, Wikipedia.



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