mercoledì 13 giugno 2018

A Sant'Antonio da Padova

Instancabile araldo del Signore
nel predicare senza cedimento
il nome di Gesù, del Salvatore,
fino all’ultimo, flebile momento


sulla terra, Evangelico Dottore
nell’esegesi, arca del testamento,
obbediente, mite e umile di cuore,
stabile e lieto in Cristo in ogni evento,


Antonio, sei il riparo e la difesa
dei poveri che invocano il tuo aiuto
in questa vita troppe volte offesa,


fulgido esempio, dono ricevuto
per rendere più splendida la Chiesa,
ora che vivi in Dio, nell’assoluto.


Casalecchio di Reno (Bologna), 13 giugno 2018


Il ricordo, nel giorno del passaggio da questo mondo al Paradiso, della figura esemplare di un santo come Antonio di Padova è una festa grande per tutta la Chiesa, perché si può onorare la memoria di un modello, d'un esempio di vita veramente spesa al servizio di Cristo e dei fratelli. Non importa quanti anni si sia rimasti qui, su questa terra, per conformarsi a Gesù: Antonio, infatti è vissuto solo trentasei anni. Non importa la durata, ma la qualità della propria esistenza, perché essa è il dono più prezioso che abbiamo e che nessuno dovrebbe avere la pretesa di poter distruggere o annullare. Antonio ha esercitato la sua missione predicando incessantemente, difendendo i più deboli e i più poveri della storia, confessando senza mai sentirsi stanco, anche in punto di morte. Antonio è il santo della purezza e dell'umiltà e difatti lo si rappresenta, spesso, con il giglio i mano, simbolo di candore e limpidezza spirituale. Ed è bello sapere che la città in cui, a un certo punto della sua vita, ha preso dimora, Padova, anche se egli era originario di Lisbona, gli tributa ogni anno da quel lontano 1231 una festa grandiosa. Ricordare queste figure esemplari significa, in fondo, riconoscere la piena e viva comunione dei santi con la Chiesa pellegrina in questo mondo. E io mi sento veramente in buona compagnia.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Guercino, Sant'Antonio da Padova con Gesù bambino, 1656, Wikipedia

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