giovedì 25 gennaio 2018

Lungo l'orlo del limite


E sul freddo silenzio dell’abisso
da cui nulla, si dice, fa ritorno,
aggrappandoci stretti al Crocifisso
nello sconforto torbido di un giorno

di metà inverno, inutile, prolisso,
vano nel suo ripetere lo scorno
della mortalità, col cuore scisso
dal chiacchiericcio querulo dintorno

che sempre ci distrae da ciò che è vero
e reale, anche noi abbiamo cantato
con questa voce flebile il Mistero

svelatosi ai nostri occhi, consegnato
come un dono ineffabile, sincero,
a chi tutto al signore s’è affidato.

Casalecchio di Reno (Bologna), 25 gennaio 2018


Stamattina, in Certosa, ci siamo ritrovati a cantare per l'estremo saluto a Maria Giulia, zia di alcune nostre coriste che ci tenevano tanto andassimo colà. Era molto freddo, ma non so se fosse il clima invernale o l’atmosfera del giorno ad avvolgere ogni piccolo spazio d’un gelido abbraccio, dentro e fuori di noi. Essere sulla linea che separa, ma che in fondo congiunge, l’aldilà con l’aldiquà mi ha fatto una strana impressione, mi ha quasi sospeso sul confine, proprio come il presbiterio della chiesa di San Girolamo, cui s’accede dopo avere oltrepassato una cancellata essenziale, ma bella. Il nostro canto, sobrio e discreto, bene s’accordava alla meditazione del momento, che non è la consapevolezza della fine ineluttabile, dell’ultima linea rerum, come scriveva Orazio, ma di un necessario atto di passaggio, di transito a una dimensione più vera e grande. Non c’è altro rito in cui sento maggiormente il bisogno di aggrapparmi al Crocifisso, all’ancora della nostra salvezza, al simbolo che ci congiunge al Mistero. Più volte ho dovuto discutere con chi non accetta questa realtà, perché si ferma al di qua della soglia, del limite, della cancellata; ma nulla può eliminare l’assoluto della realtà e della rivelazione per cui Gesù è via, verità e vita. Vita, vera vita, prima e dopo la morte, che è quella linea che oltrepassiamo per essere, non per non essere più nella dissoluzione della polvere. Ecco, allora, che la Certosa è sul serio un camposanto, un cimitero, che vale ‘dormitorio’, in cui trovare l’eterno riposo nell’immortalità di Dio.

Copyright (C) Federico Cinti 2018
Immagine: Cimitero monumentale della Certosa, Matti.happy, Wikipedia

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